LIBERTA' RELIGIOSA E LEGGE DOMENICALE

EROI DELLA FEDE

“La conversione nominale di Costantino, all’inizio del quarto secolo, provocò un grande giubilo, e il mondo sotto l’apparenza della giustizia, entrò nella chiesa. Fu così che l’opera di corruzione andò progredendo rapidamente. Il paganesimo che sembrava sconfitto, divenne conquistatore. Il suo spirito dominava ormai la chiesa (cattolica). Le sue dottrine, le sue cerimonie e le sue superstizioni vennero incorporate nella fede e nel culto di coloro che si dicevano seguaci di Cristo…All’inizio del quarto secolo, l’imperatore Costantino emanò un decreto che dichiarava la domenica giorno di festa per tutto l’impero romano.
sol_invictus.jpgIl <<giorno del sole>> (Domenica) era rispettato da tutti i sudditi pagani e onorato anche dai cristiani… Di quanto in quanto venivano convocati grandi concili… I cristiani furono costretti a scegliere: o rinunciare alla loro integrità e accettare le cerimonie e il culto papali, oppure affrontare il carcere, il rogo, il patibolo, la mannaia del carnefice.
L’ascesa al potere della chiesa romana papale segnò l’inizio del Medioevo.
Le tenebre si fecero sempre più fitte. Il culto delle immagini si andò generalizzando … Il trascorrere dei secoli mise in luce il costante aumento degli errori dottrinali di Roma papale” GC, 53-55.

Le scelte fondate sulla verità biblica, chiamate eresie dalla Chiesa Cattolica e considerate frutto di interpretazioni personali che contrastano con il dogma della Chiesa, sono state assunte a pretesto da essa per innescare feroci persecuzioni contro gli ‘eretici’ sin dai primi secoli (300 d.C.), fino alle guerre che insanguinarono l’Europa dilaniata dalla Riforma.
La persecuzione iniziate nel terzo, quarto secolo per opera della Chiesa, che da perseguitata divenne persecutrice, fu innescata a motivo di punti di contrasto dottrinali sollevati da studiosi fedeli della Parola di Dio che non accettavano i cambiamenti dovuti al sincretismo religioso tra cristianesimo e paganesimo.

La falsa dottrina della Trinità, l’immortalità dell’anima, l’infallibilità del papa, la vendita delle indulgenze (comprarsi il perdono), innalzare Maria a Madre di Dio e porla come intercessore tra Dio e l’uomo vanificando il sacrificio di Cristo come Unico Intercessore, abolire il 2° Comandamento che vieta il culto delle immagini, delle statue e ogni tipo di idolatria, sostituire il Sabato del quarto Comandamento con la Domenica sono alcune delle false dottrine che la Chiesa Cattolica ha perpetrato nei secoli senza tenere conto della volontà di Dio che non convalida la pretesa del papato.

<<Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali le piaghe descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro>> Apocalisse 22: 18,19.

A motivo di queste false dottrine, essa ha ucciso senza misericordia popoli e tribù come con una mazza di ferro a tre spigoli.

“La politica di Roma papale consisteva nel cancellare ogni traccia di dissenso con le sue dottrine e con i suoi decreti (concili). Tutto ciò che avesse sapore di eresia, si trattasse di persone o di scritti, Roma cercava di eliminarlo. Espressioni di dubbio od obiezioni circa l’autorità dei dogmi papali, erano motivo sufficiente per mettere in pericolo la vita di ricchi e poveri, di gente altolocata o di umili condizioni. Roma cercava anche di distruggere qualsiasi notizia relativa alla sua crudeltà nei confronti dei dissidenti. I concili papali decretarono che libri e scritti contenenti tali ricordi fossero dati alle fiamme… Fra quanti resistettero al potere papale vanno soprattutto ricordati i valdesi… La loro credenza era fondata sulla Parola scritta di Dio, che è il vero sistema del Cristianesimo… I valdesi furono tra i primi popoli europei ad avere una traduzione delle Sacre Scritture, centinaia di anni prima della Riforma… avevano una traduzione non adulterata e ciò li rendeva oggetto dell’odio e della persecuzione. Essi affermavano che la chiesa romana era la Babilonia apostata dell’Apocalisse… questo popolo era una costante testimonianza contro l’apostasia di Roma… Essa, allora, decise di eliminare questi <<oppositori>>… Nonostante le crociate e l’inumana strage cui erano esposti, i valdesi continuarono a mandare i loro missionari per difendere la Verità… Così i Valdesi testimoniarono per Dio secoli prima della nascita di Lutero. Dispersi dappertutto, diffusero il seme della Riforma che ebbe inizio al tempo di Wycliff, crebbe e si estese al tempo di Lutero, e proseguirà sino alla fine dei tempi per mezzo di coloro che sono disposti a soffrire ogni cosa <<a motivo della Parola di Dio e della Testimonianza di Gesù>>” (Apocalisse 1:9) GC 66-76.

EROI DELLA FEDE:

<<E che dirò di più? poiché il tempo mi verrebbe meno se narrassi di Gedeone, di Barac, di Sansone, di Jefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede vinsero regni, operarono giustizia, ottennero adempimento di promesse, turaron le gole di leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. Le donne ricuperarono per risurrezione i loro morti; e altri furon martirizzati non avendo accettata la loro liberazione affin di ottenere una risurrezione migliore; altri patirono scherni e flagelli, e anche catene e prigione. Furon lapidati, furon segati, furono uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), vaganti per deserti e monti e spelonche e per le grotte della terra>> Ebrei 11: 32-38.

JOHN WYCLIF

120px_John_Wycliffe_01.jpgJohn Wycliff fu l’araldo della Riforma non solo per la Gran Bretagna, ma per il mondo intero cristiano…. Nella Parola di Dio egli trovò quello che invano aveva cercato fino allora. Vide chiaramente rivelato il piano della salvezza, e capì che Cristo è l’unico avvocato dell’uomo. Si consacrò al servizio del Signore, deciso a proclamare le verità scoperte… Impavido, accusò il clero di aver messo di lato le Sacre Scritture… i fulmini papali non tardarono per ridurlo al silenzio… egli insegnava la salvezza per grazia e l’infallibilità della sola Scrittura… Wycliff fu chiamato a presentarsi davanti il tribunale papale di Roma, che tanto spesso aveva sparso il sangue dei santi… Egli dichiarò che l’unica e vera autorità non è quella della chiesa che parla mediante il papa, ma la voce di Dio che si fa sentire per mezzo della Sua Parola. Egli insegnava non solo che la BIBBIA E’ UNA PERFETTA RIVELAZIONE DELLA VOLONTA’ DELL’ETERNO, ma che lo Spirito Santo ne è l’unico interprete… i suoi avversari si ritenevano certi di potersi impadronire di lui, ma la mano di Dio lo sottrasse alle loro insidie. Nella sua chiesa di Lutterworth, cadde, colpito da un attacco di paralisi, e di lì a poco morì… I papisti non erano riusciti ad attuare la propria volontà durante la vita di Wycliff, e il loro odio non poteva essere placato fintantoché il corpo del riformatore giaceva quieto nella tomba. Perciò, con decreto del concilio di Costanza, oltre quarant’anni dopo la sua morte, le ossa di Wycliff furono esumate e date pubblicamente alle fiamme…GC 80-90
Per quanto riguarda John Wyclif (morto nel 1384) il concilio aveva risolto la controversia pronunciando il suo giudizio in due sessioni, il 4 maggio e il 6 luglio 1415. In esse il concilio condanna due serie di affermazioni o articoli attribuiti a Wyclif (rispettivamente di 45 e 260 articoli), condanna tutte le sue opere, in particolare il De Eucharistia un trattato sulla dottrina della transustanziazione, dove dichiarò che la sostanza del pane rimaneva sempre la stessa (cioè restava solo pane), anche se Cristo era presente nel pane SIMBOLICAMENTE, non in maniera materiale. Il credo ufficiale, materia di fede dal IV Concilio Laterano del 1215, dichiarava invece che le sostanze del pane diventava sostanza del Corpo di Cristo.
Quindi fu dato l’obbligo di bruciarle pubblicamente, e dichiararono il suo autore eretico e perciò ne ordinarono la riesumazione e la condanna al rogo.

«Il Concilio di Costanza arrivò alla decisione che Wyclif sarebbe dovuto essere riesumato anche a posteriori. Questo è, almeno dal punto di vista attuale, un’ipoteca pesante che grava sul procedere conciliare, che connette il rifiuto dell’errore con l’annientamento dell’errante, e ciò facendo non può lasciar riposare nemmeno i morti».

(Joseph Wohlmuth, I concili di Costanza e Basilea, in Storia dei Concili ecumenici, Brescia 1990, p. 229)

GIOVANNI HUSS

200px_Jan_hus_1.jpgGiovanni Huss durante il Concilio di Costanza, il riformatore radicale, condannato al rogo perché voleva riformare la corrotta chiesa cattolica boema. Nella stessa sessione del 6 luglio 1415 dove fu condannato Wycliff, venne condannato anche Giovanni Huss, presente al concilio, con il decreto Quia teste veritate, dal quale si evince che il riformatore venne condannato come simpatizzante di Wycliff, un Wicleff redivivus. Del boemo furono condannate 30 tesi o affermazioni tratte dalle sue opere, fu dichiarato eretico, e, poiché non ritrattò, fu condannato al rogo. Questa sentenza fu applicata all’istante, il giorno stesso della sua condanna, il 6 luglio.

“Grazie agli scritti di Wycliff, Giovanni Huss di Boemia decise di rinunciare ai molti errori del romanesimo papale e a schierarsi dalla parte della Riforma. Una mano divina stava preparando la via della grande Riforma” GC 80-95.

Huss tuonò contro le abominazioni che venivano commesse e tollerate in nome della religione… venne condotto alla presenza del concilio (Costanza). Nel corso del lungo processo, Huss difese la Verità con fermezza, e al cospetto dei dignitari della chiesa e dello stato pronunciò una solenne e vibrata protesta contro la corruzione della curia romana. Invitato a scegliere fra l’abiura e la morte, non esitò a scegliere il martirio…” GC102-108.
Huss tradito anche dall’imperatore Sigismondo che gli aveva promesso la sua protezione, fu consegnato dalla curia papale alle autorità secolari.

“ Dopo che egli fu legato al palo e che tutto fu pronto per l’accensione del rogo, il martire fu invitato ancora una volta a salvarsi, rinunciando ai propri errori. <<Quali errori>>, egli chiese, <<dovrei abbandonare? Io non mi riconosco colpevole di nessuno. Chiamo Dio a testimone che tutto quello che ho scritto e predicato è stato per strappare le anime al peccato e alla perdizione. Perciò molto lietamente confermerò col mio sangue la verità che ho scritta e predicata “Wylie, vol.3 cap.7 GC 108, 109.

GIROLAMO DI PRAGA

220px_Praha__Nove_Mesto___Reznicka__Jeronym_Prazsky_.jpgGirolamo da Praga (Praga 1370-Costanza 1416) fu un riformatore religioso boemo, diffusore delle idee di J. Wycliff e seguace dell’azione riformatrice di Giovanni Huss.

Il 16 maggio 1416, di fronte ai suoi inquisitori, ritrattò la precedente abiura dove aveva riconosciuto giusta la sentenza della condanna di Huss. Egli disse:
“Lo conoscevo fin dalla mia fanciullezza… Fu condannato nonostante la sua innocenza, proseguì… Di tutti i peccati commessi nessuno è più deprimente per il mio spirito e mi procura un così acuto rimorso di quello commesso in questo luogo, quando approvai l’iniqua sentenza contro Wycliff e contro il santo martire Giovanni Huss, mio maestro e amico. Voi condannaste Wycliff e Huss, non perché avevano scosso la dottrina della chiesa, ma semplicemente perché ardivano protestare contro gli scandali del clero, contro la pompa, l’orgoglio e i vizi dei sacerdoti e dei prelati. Quello che essi (Wycliff e Huss) affermarono e che è irrefutabile, lo penso anch’io e lo confermo!” Bonnechose, vol.2, pp.151,153 GC 113.

Il rogo di Girolamo da Praga

Egli «… cominciò a lodare un certo Giovanni Hus, che era stato condannato al rogo e diceva che era stato un uomo buono, giusto, santo e non degno di quella morte. Preparato con forte e costante animo a sostenere qualunque sospetto piuttosto che a cedere ai suoi nemici, a quei falsi testimoni, i quali non potranno mentire davanti a Dio, quando dovranno render conto delle cose dette. Il dolore dei circostanti era grande e tutti desideravano che gli fosse risparmiata la morte, se veramente fosse stato sincero. Girolamo, perseverante nelle sue convinzioni, lodava quel Giovanni e confermava di non avergli mai sentito dire alcuna cosa contro lo stato della chiesa di Dio ma contro le perverse consuetudini dei chierici, contro la superbia e la pompa dei prelati, anche devastatori dei beni delle chiese. Dal momento che i beni delle chiese dovevano prima distribuirsi ai poveri, poi ai pellegrini e alla fabbrica delle chiese, non era cosa degna spenderli con le prostitute, nei banchetti, nei cavalli, nei cani, nella pompa dei vestiti e in tante altre cose indegne della religione di Cristo».

Gli furono ancora concessi due giorni per confessare le sue presunte colpe; dopo le quali, il 30 maggio 1416, fu dal concilio giudicato eretico e condannato al rogo.<<Al quale venne con fronte gioconda e con viso lieto, non spaventato dal fuoco, non dai tormenti, non dalla morte, e non vi fu mai nessuno stoico che come lui sostenesse la morte con animo così forte e costante. Quando giunse nel luogo del supplizio, si spogliò da solo dei vestiti e, inginocchiatosi, salutò il palo al quale fu poi legato con molte funi e fu stretto, nudo, con una catena. Dopo che gli fu posta intorno al petto e alle reni molta legna, mista a paglia, e fu appiccato il fuoco, Girolamo cominciò a cantare un certo inno, che fu interrotto dal fumo e dalle fiamme>>.

Concilio Ecum. di Costanza 1414-1418

◾SESSIONE III (26 marzo 1415)
◾SESSIONE IV (30 marzo 1415)
◾SESSIONE V (6 aprile 1415)
◾SESSIONE VIII (4 maggio 1415)
◾SESSIONE XII (29 maggio 1415)
◾SESSIONE XIII (15 giugno 1415)
◾SESSIONE XIV (4 luglio 1415)
◾SESSIONE XV (6 luglio 1415)
◾SESSIONE XXI (30 maggio 1416)
◾SESSIONE XXXIX (9 ottobre 1417)
◾SESSIONE XL (30 ottobre 1417)
◾SESSIONE XLIV (19 aprile 1418)

CONCILIO DI TRENTO

concilio_trento_sesion_2.jpgIl Concilio di Trento o Concilio Tridentino fu il XIX Concilio ecumenico della Chiesa cattolica,

aperto da papa Paolo III nel 1545 e chiuso, dopo numerose interruzioni, nel 1563.

Con questo concilio venne definita la controriforma della Chiesa come reazione

alle dottrine del calvinismo e luteranesimo, la Riforma protestante.

MARTIN LUTERO

Lutero.jpgNel XVI secolo il grande riformatore Martin Lutero (1483-1545) diede inizio alla riforma protestante in Germania proprio grazie ad un esame accurato della Sacra Scrittura e, in special modo, dell’epistola ai Romani ch’egli definì appunto “cuore e midollo” di tutti i libri della Bibbia. Lutero negava l’autorità dei Concili. La Sola Scrittura, in pratica solo la Bibbia, e non il Magistero della Chiesa, dovevano considerarsi fonte di verità. Il riformatore tedesco, in un’epoca di gravissimo disordine morale e spirituale, nel tempo in cui si mercanteggiava il perdono, venduto dietro il pagamento dell’indulgenza, comprende che la salvezza non è conseguita mediante i sacrifici o le opere meritorie dell’uomo, ma soltanto per mezzo della fede nel sangue della croce. Uno dei temi centrali è proprio quello della salvezza per grazia dei peccatori che credono, messa in atto da Gesù Cristo, il Figlio di Dio: “Poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la grazia mediante la redenzione che è in Cristo Gesù” (Romani 3:23-24). Nelle sue riflessioni stava prendendo corpo la convinzione che le nostre opere non possono essere altro che peccaminose, perché la natura umana è solo peccato. Il corollario, sul piano delle fede, è che la salvezza è concessa da Dio per la sola fede e la sola grazia.
Egli mise dinanzi al popolo il carattere odioso del peccato e affermò che era impossibile all’uomo riuscire, con le sue opere, a sminuire la propria colpa o a sottrarsi al castigo. Solo il pentimento e la fede in Cristo possono salvare il peccatore. Egli suggeriva ai fedeli di astenersi dall’acquisto delle indulgenze e li esortava a guardare con fede al Salvatore crocifisso.

“Le opere da lui pubblicate erano di carattere diverso, in alcune trattava della fede e le buone opere. “Un secondo gruppo consisteva in scritti esponevano la corruzione e gli abusi del papato. .. Nel terzo gruppo dei suoi libri, egli aveva attaccato individui colpevoli di avere difeso i mali evidenti. Quello che ho detto mostra chiaramente, spero, che ho valutato e considerato accuratamente i pericoli ai quali mi espongo; però lungi dall’essere allarmato, mi rallegro che l’Evangelo è tuttora, come lo è sempre stato nei secoli, causa di turbamento e di dissenso. D’altra parte, è questo il destino della Parola di Dio. Gesù lo ha detto: “Io non sono venuto a mettere la pace, ma la spada”. Dio è sublime e tremendo nei suoi consigli; perciò guardatevi che, nell’intento di eliminare le discussioni, non finiate col perseguitare la Parola di Dio e con l’attirare su voi un diluvio di insormontabili pericoli, di disastri presenti e di desolazioni eterne… quando ricorrendo a consigli in apparenza saggi, si cerca di rafforzare il proprio dominio. “Dio rimuove le montagne, ed essi non lo sanno”. D’Aubignè, vol. 7, cap.8.GC 154-155.
Lutero fu scomunicato da Leone X, ma egli non ritrattò mai, le condizioni della chiesa gli apparvero in tutta la sua cruda realtà, e sgomento gridò: “Ahimè, non c’è nessuno in questi ultimi giorni dell’ira di Dio che si erga come un muro dinanzi al Signore e salvi Israele!”Martyn, vol.9 cap.2 GC168.

Scomunica di Lutero da parte del papa: “Sorgi, o Signore, e giudica la tua causa;
un cinghiale ha invaso la tua vigna. Sorgi, o Pietro, e considera lo stato della
Santa Chiesa Romana,madre di tutte le chiese, consacrata dal tuo sangue.
Sorgi, o Paolo, che col tuo insegnamento e la tua morte illuminasti ed illumini la Chiesa.
Sorgete, Voi santi e tutta la Chiesa universale, la cui interpretazione delle
Scritture è stata attaccata. A stento possiamo esprimere il nostro dolore
perché le antiche eresie sono rinate in Germania e siamo tanto più afflitti
perché essa è sempre stata all’avanguardia nella lotta contro l’eresia. Il
nostro ufficio pastorale non può tollerare più a lungo la mortifera
infezione dei quarantun errori seguenti [Segue l’enumerazione]. Non possiamo
tollerare più a lungo che il serpente strisci nel campo del Signore. I libri
di Martin Lutero che contengono questi errori devono essere esaminati e
bruciati. E in quanto a Martino stesso, o buon Dio, quale dovere dell’amore
paterno abbiamo tralasciato nel richiamarlo dai suoi errori? Non gli
abbiamo forse offerto un salvacondotto e denaro per il viaggio? Ed egli ha
avuto l’audacia di appellarsi ad un futuro concilio sebbene i nostri
predecessori Pio II e Giulio II avessero condannato tali appelli alle pene
previste per l’eresia. Perciò noi ora concediamo a Martino sessanta giorni
entro i quali dovrà far atto di sottomissione, a partire dal momento in cui
questa bolla sia pubblicata nel suo distretto. Chiunque abbia l’ardire di
violare la nostra scomunica ed anatema sarà soggetto all’ira di Dio
Onnipotente e degli apostoli Pietro e Paolo. Dato il 15 giugno 1520”.

“Quando Lutero ricevette la bolla papale, esclamò: <<Io la disprezzo e la combatto perché empia e falsa… Cristo stesso vi è condannato. Io mi rallegro di dover sopportare questi mali per la migliore delle cause. Sento già nel mio cuore una maggiore libertà, perché finalmente so che il papa è l’anticristo e che il suo trono è il trono di Satana… I miei nemici, bruciando i miei libri sono riusciti a offendere la causa della Verità e, turbando le menti, a distruggere le anime. Per questo motivo io a mia volta distruggo i loro libri. Ora comincia una grande lotta; finora ho solo scherzato col papa. Ho cominciato questa opera nel nome di Dio ed essa proseguirà, anche senza di me, con la Sua potenza>> D’Aubignè vol.6 cap.9 e 10, 3° ediz. Londra, 1840.

“L’opposizione è il retaggio di tutti coloro di cui Dio si serve per presentare le Verità adatte in modo speciale al loro tempo. Ai giorni di Lutero vi era una Verità presente che rivestiva unna importanza particolare. Oggi c’è per la chiesa una Verità attuale… Purtroppo però in generale la Verità non è oggi apprezzata più di quanto lo fosse dai partigiani del papa che si opponevano a Lutero. Attualmente, come nel passato, esiste la stessa tendenza ad accettare le teorie e le tradizioni umane al posto della Parola di Dio. Quanti espongono la Verità per il nostro tempo non dovrebbero aspettarsi di essere accolti con maggiore favore dei primi riformatori. Il grande conflitto fra la Verità e l’errore, fra Cristo e Satana andrà aumentando di intensità via, via che si avvicina la conclusione della storia di questo mondo” GC (143).

MELANTONE (Filippo Schwarzerdt)

220px_PhilippMelanchthon.jpgFilippo Schwarzerdt nasce a Bretten il 16 febbraio 1497. Il padre, mastro d’armi presso la corte del Palatinato, non ha il tempo materiale per occuparsi dei figli. Filippo viene, perciò, affidato alle cure del nonno che lo iscriverà, a suo tempo, alla scuola latina.
Ma a soli 11 anni Filippo perde, nel giro di poche settimane, sia il padre che il nonno e viene ospitato a Pforzheim da un prozio della madre, il già allora noto umanista Johannes Reuchlin. E’ lui che si accorge delle reali capacità del giovane Filippo e delle sue conoscenze – grazie anche alla scuola latina – delle lingue antiche. E sarà anche lui a dargli il nome “umanistico” di Melantone (traduzione in greco del suo cognome tedesco, con il significato di “terra nera”).

E’ a Wittenberg che nasce una profonda amicizia con Martin Lutero, amicizia che diviene ben presto attiva collaborazione. Sarà Lutero ad introdurlo alla teologia evangelica ed i Loci communes rerum theologicarum del 1521, un compendio chiaro e sistematico della teologia evangelica a cui si faceva accenno all’inizio, sono il primo frutto concreto di questa collaborazione.
“Giovane, modesto, circospetto, dotato di un sano discernimento, in possesso di una vasta cultura, ricco di un’eloquenza trascinatrice, il tutto congiunto con la purezza e la rettitudine del carattere, Melantone seppe conquistarsi la stima e l’ammirazione generale. La dovizia dei suoi talenti era non meno notevole della bontà del suo animo. Egli divenne ben presto fervente discepolo del Vangelo e fedele amico di Lutero. La loro unione aggiunse vigore alla Riforma e fu per Lutero una fonte di grande incoraggiamento” GC (133).

Melantone fu lo spirito pacifico della Riforma: non così acceso come Lutero nelle polemiche, da convinto umanista basava anche la sua teologia sullo studio delle cose antiche, facendo molta attenzione a basare sulla Scrittura e non sulla tradizione, fosse anche la più antica, il giudizio finale su ogni proposizione teologica.
Filippo Melantone muore il 19 aprile 1560 e viene sepolto, accanto a Lutero, nella chiesa del castello di Wittenberg.

ERASMO DA ROTTERDAM

190px_Holbein_erasmus.jpgIl vero nome è Jeert Jeerts, nacque a Rotterdam nel 1469 circa e morì a Basilea. Insegnò teologia all’Università di Cambridge e nel 1516 pubblicò a Basilea l’edizione del Nuovo Testamento in greco originale.
“Era la prima volta che la Parola di Dio veniva stampata nella sua lingua originale. In questo lavoro furono corretti molti errori di precedenti versioni. Questo contribuì a rendere più chiaro il testo e permise a numerosi esponenti delle classi colte di acquisire una migliore conoscenza della Verità. Tutto ciò contribuì a dare un nuovo impulso alla Riforma” GC (245).
Il principale obbiettivo di polemica per Erasmo era il clero e lo stato della chiesa. Egli contrappone alla cultura teologica, la fede religiosa che forma il soldato di Cristo. L’arma principale del cristiano è la lettura e l’interpretazione della Bibbia. E’ proprio il ritorno alla comprensione della Sacra Scrittura il fulcro della riforma che è la restaurazione della vera natura umana.

Brillante umanista, Erasmo adopera il sarcasmo per sottolineare i mali del suo tempo e la decadenza del Papato e della Chiesa. Lo sforzo filologico erasmiano si traduceva in un ritorno alle vere fonti della cristianità, le uniche che potevano svelare l’autentico messaggio di Cristo. La dottrina erasmiana colmava evidentemente la grave lacuna della filosofia cristiana medioevale, persa tra le lectiones e le disputationes, smarrendo il senso della carità. Erasmo era un umanista e non un teologo, pur essendo uno degli animatori della Riforma, collaborazione letteraria, peraltro poi condizionata dal principio del libero arbitrio che Erasmo rivendica. Dio è per Erasmo motivo principale della salvezza.
Egli credeva nella fedeltà allo spirito del Vangelo, rifiutava ogni fanatismo e dogmatismo della dottrina cristiana. Aveva inteso il rinnovamento religioso come la coscienza umana che ritorna alle origini del Cristianesimo e aveva studiato con la filologia i testi sacri per ritrovarne l’autentico significato.
(FILOLOGIA: “(dal greco = amore del discorso) designa il complesso di procedimenti tecnici e interpretativi che mirano a liberare il testo dalle incrostazioni e dagli errori accumulati nei secoli (soprattutto a causa di sviste dei copisti, ma anche di censure o di manipolazioni consapevoli), per riportarlo alla sua forma originaria”. Dal dizionario di letteratura, arte, cinema e scienze umane, La nuova Italia).

GIROLAMO SAVONAROLA

Girolamo_Savonarola.jpgGirolamo Maria Francesco Matteo Savonarola (Ferrara, 21 settembre 1452 – Firenze, 23 maggio 1498) è stato un religioso e politico italiano. Appartenente all’ordine dei frati domenicani, nel 1497 fu scomunicato da papa Alessandro VI, l’anno dopo fu impiccato e bruciato sul rogo come «eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove», e le sue opere furono inserite nel 1559 nell’Indice dei libri proibiti.
Savaranola definiva la chiesa cattolica come peggio delle bestie, un mostro ed un luridume. Vergognosa meretrice. Così predicava sul finire del Quattrocento dal pulpito del Duomo di Firenze dirigendo alla Chiesa, alla Curia (meretrice di Babilonia) ed ai costumi corrotti dilaganti anche tra i tiranni laici come i Medici le sue parole. Fu oggetto di tentativi di corruzione da parte dei Medici che gli offrirono molto denaro e da parte del Papa Alessandro VI Borgia (successore di Innocenzo VIII) che gli offrì la porpora cardinalizia ancora nel 1497, dopo che nel 1495 gli aveva intimato di sospendere le predicazioni. Egli rifiutò la porpora perché ciò si inseriva nello sporco commercio della compravendita delle cariche ecclesiastiche alla quale il Papa partecipava, ed il rifiuto comportò la sua scomunica (1497).

Savonarola_1498_1_.jpgEra amato ed odiato a Firenze dove perse il suo ascendente tra la popolazione nel 1498 quando il Papa minacciò di sospendere tutte le manifestazioni pubbliche di culto e di ritirare i sacramenti della Chiesa da Firenze e tutto il Granducato (interdetto), con gravi ripercussioni economiche per l’intera popolazione. Fu facile da questo punto di forza aizzare la gente contro Savonarola. Il suo convento (San Marco) fu attaccato e Savonarola finì in catene, torturato con estrema durezza, condannato per eresia e scisma, impiccato e subito dopo bruciato con due confratelli (23 maggio 1498).

WILLIAM TYNDALE

william_tyndale.jpgLa data di nascita di William Tyndale può essere collocata intorno al 1494, probabilmente in North Nibley vicino Dursley, Gloucestershire. Era un riformatore religioso del XVI secolo e uno studioso che tradusse la Bibbia nell’inglese dei suoi giorni.

Tyndale era molto dotato per le lingue tanto da parlare correntemente il francese, il greco, l’ebraico, il tedesco, l’italiano, il latino, lo spagnolo e, naturalmente, la sua lingua materna.

“Ogni popolano dovrebbe conoscere le Scritture” disse William Tyndale che stampò il primo Nuovo Testamento in inglese nel 1525, e con l’aiuto di amici portò di nascosto migliaia di Bibbie in Inghilterra.

Nel 1524 arrivò in Germania, ad Amburgo e l’anno successivo il Nuovo Testamento era pronto per essere stampato. Un tipografo di Colonia si offrì per la stampa, ma uno degli assistenti di Tyndale, nell’ebbrezza del vino, rivelò il progetto e la notizia giunse alle orecchie di Johann Dobneck, alias Cocleus, oppositore della riforma. Costui organizzò un raid alla tipografia ma Tyndale, avvertito in tempo, fuggì con le pagine stampate. Solo una copia di questa edizione incompleta esiste oggi.
Tyndale si trasferì a Worms, una città più riformata, dove la prima copia completa del Nuovo Testamento in Inglese fu pubblicata. Tyndale prevedeva di completare la traduzione del Vecchio Testamento mentre abitava in Anversa con alcuni mercanti inglesi che lo finanziavano con uno stipendio regolare e lo proteggevano. Ma la sua sicurezza si rivelò illusoria, perché nel Maggio del 1535 egli fu tradito da un suo connazionale di nome Henry Phillips.

Nel 1535, mentre Tyndale era in prigione, Miles Coverdale pubblicò la prima edizione completa della Bibbia in inglese, ricevendo l’approvazione reale per distribuirla. Per ragioni diplomatiche il nome di Tyndale non fu pubblicato, sebbene la sua traduzione dipendesse interamente dalla sua opera. A suo vantaggio ci fu il fatto che l’Inghilterra aveva un arcivescovo di Canterbury ed un vicario, entrambe favorevoli alla causa protestante. Essi persuasero Enrico VIII ad approvare l’edizione di Coverdale, ed entro il 1539 ad ogni chiesa in Inghilterra fu richiesto di rendere disponibile una copia della Bibbia Inglese.
Tutte queste copie erano basate sulla traduzione di Tyndale, per cui, anche se personalmente egli non ottenne giustizia, la sua causa trionfò. Tyndale può essere giustamente chiamato “il padre della Bibbia inglese”. Si può dire senza esagerare che quasi ogni Nuovo Testamento in inglese presente oggi è una revisione della versione di Tyndale.

Le autorità inglesi bandirono la traduzione di Tyndale e distrussero ogni copia trovata. Però non riuscirono a distruggerle tutte, e l’influenza di quelle che sopravvissero, insieme agli altri suoi scritti, fu notevole.

Tutto questo accadde durante il regno di Enrico VIII che, nonostante le preghiere di Tyndale, continuò ad opporsi duramente al protestantesimo.

Delle 6000 copie stampate, solo 2 esistono oggi. Questo è spiegato dal fatto che i vescovi inglesi fecero tutto il possibile per distruggerle.

Dopo un anno e mezzo di prigione a Vilvoorde, vicino a Bruxelles, Tyndale fu strangolato e bruciato al rogo in Bruxelles il 6 ottobre 1536. William Tyndale dette la sua vita per dare a noi la Bibbia.

Le sue ultime parole furono: «Signore, apri gli occhi del Re d’Inghilterra!».

GIOVANNI KNOX

220px_JohnKnox.jpgJohn Knox (Haddington, 1513 – Edimburgo, 24 novembre 1572) è stato un teologo scozzese, riformatore della Chiesa scozzese. Formato all’Università di Glasgow 1529, si converte poco dopo alle idee della Riforma protestante e diviene pastore a Saint Andrew (cittadina situata a circa 100 km a nord di Glasgow sul mare). Catturato nel 1547 da forze armate cattoliche, fu trascinato prigioniero fino in Francia (1547-1549) e inviato nelle galere. Dopo la sua liberazione raggiunge l’Inghilterra (1549) e comincia il ministero di predicatore a Berwick-upon-Tweed dove incontra la sua futura moglie Marjory Bowes. Diventa cappellano di Edoardo VI nel 1551 e partecipa alla revisione del Book of Common Prayer. Introduce in Scozia, il 2 maggio 1559, la Riforma predicando aspri sermoni contro la regina Maria ed intraprende la redazione della sua opera: “La storia della riforma della religione nel regno di Scozia”. La morte della reggente (Maria di Guisa) permette al parlamento di adottare una Confessione di fede Scozzese, 1 agosto 1560, che decreta l’abolizione del Cattolicesimo e la sua sostituzione con il Protestantesimo, che diventa religione di stato. Il 27 gennaio 1561 l’assemblea della chiesa scozzese adotta un “Libro di disciplina”.
Predicatore energico e dottrinalmente rigido, Knox compone numerosi trattati. Nei suoi scritti sulle responsabilità religiose del potere civile, va molto oltre alla dottrina passivista di Giovanni Calvino secondo la quale il fedele non deve resistere ad un sovrano, anche se iniquo. Knox sviluppa per la prima volta l’idea che le autorità subalterne (nobili, magistrati) hanno il diritto ed il dovere di resistere ad un tiranno che, come Maria Tudor, cerca di imporre ai suoi sudditi un cristianesimo non fedele al mandato biblico (quello che egli considera l’idolatria del Cattolicesimo).

Giovanni Huss aveva abbandonato le tradizioni e il misticismo della chiesa cattolica per nutrirsi della Verità della Parola di Dio… Giovanni Knox rese una decisa testimonianza alla verità, e non si lasciò né vincere dalle lusinghe, né intimorire dalle minacce. La regina lo accusò di eresia… Knox rispose ad ella con precisione: <<La vera religione non riceve forza e autorità dai principi temporali, ma dall’Eterno Dio. Per conseguenza, gli uomini non sono tenuti a modellare la propria religione ispirandosi ai capricci dei principi, tanto più che non di rado questi sono ignoranti degli altri per quel che riguarda la vera religione di Dio… Se tutti i figli di Abramo avessero abbracciato la religione di Faraone, del quale furono per secoli sudditi, io le domando, Signora, quale sarebbe stata la religione del mondo? Oppure, se al tempo degli apostoli gli uomini avessero aderito alla religione degli imperatori romani, quale religione avrebbe regnato sulla terra?… Perciò, Signora, se è vero che i sudditi debbono ubbidire ai loro principi, non sono tenuti a praticarne la religione>>. <<Voi predicate le Scritture in un modo>>, replicò la regina Maria, <<mentre essi [i dottori cattolici] le interpretano in un altro modo. A chi si deve credere? E chi sarà il giudice?>>. <<Bisogna credere a Dio, il quale parla chiaramente nella Sua Parola>> disse Knox. <<Al di là di quello che la Parola insegna, non si deve credere né all’uno, né all’altro. Essa è sufficientemente chiara di se stessa, e se per caso si nota qualche oscurità da una parte, lo Spirito Santo, che non è mai in contraddizione con se stesso, si esprime più chiaramente altrove, per cui il dubbio rimane solo in coloro che intendono restare ostinatamente nell’ignoranza>> David Laing, The Collected works of John Knox, vol.2, pp.281,284 ediz. 1895. GC 251.
Con indomito coraggio egli proseguì il suo ministero pregando e combattendo la battaglia del Signore fino a che la Scozia non ebbe spezzato il gioco del papato. GC 251.

ULRICO ZUINGLIO

200px_Ulrich_Zwingli_1.jpgHuldrych Zwingli (italianizzato Ulrico Zuinglio) (Wildhaus, 1º gennaio 1484 – Kappel am Albis, 11 ottobre 1531) è stato un teologo svizzero, vissuto nel periodo della Riforma Protestante e fondatore della Chiesa riformata svizzera.
Promosse importanti riforme protestanti in questo paese sul modello di Martin Lutero. Ulrico Zuinglio accettava la Bibbia come Parola di Dio, come unica e infallibile regola di vita, e si rendeva conto che essa è l’interprete di se stessa.
L’uomo crede in Dio e ha fiducia in Lui perché da Lui è stato creato. Come Lutero, Zuinglio respinge ogni cerimonia sacramentale, ammettendo solo l’eucarestia ma nel senso di comunione dei fedeli e non nel senso di ingestione del corpo di Cristo, poiché non si tratta del corpo di Cristo reale ma del corpo formato dai fedeli in comunione che rievoca simbolicamente il sacrificio del Maestro. Come Lutero Zuinglio vorrebbe impegnare l’uomo nella vita sociale e nel compimento di opere buone, non determinanti però per la salvezza dell’uomo, ma come testimonianza della lealtà dell’uomo che ha fede in Dio e che in virtù della sua fede e di quella soltanto verrà salvato da Dio.

La dottrina di Zuinglio non veniva da Lutero: era la dottrina di Cristo. <<Se Lutero predica Cristo>>, diceva il riformatore svizzero, <<fa quello che faccio io… Io non voglio portare altro nome se non quello di Cristo, dal quale sono soldato e che stimo essere il mio unico Capo. Io non ho mai scritto una parola a Lutero, né egli l’ha scritta a me. Perché?… Perché fosse dimostrata l’unità dello Spirito in lui e in me. Ciascuno di noi insegna la dottrina di Cristo secondo tale unità>> D’Aubignè, vol8, cap.9 GC 173.

“Le verità da lui insegnate suscitarono vivo interesse. La gente affluì in massa alle sue predicazioni… <<Io desidero condurvi a Cristo>>, diceva, <<unica Fonte di salvezza>>… I monaci si misero a ostacolare la sua opera e a condannarne gli insegnamenti. Molti lo schernivano e lo beffavano, mentre altri non esitavano a insolentirlo e a minacciarlo… Nel momento in cui in vari paesi degli uomini si levavano per offrire al popolo il perdono e la giustificazione mediante il sangue di Cristo, Roma papale si adoperava con rinnovata energia ad aprire il suo mercato in tutto il mondo cristiano, offrendo il perdono in cambio di denaro… L’opera di Zuinglio consisteva nel conquistare i cuori agli insegnamenti di Cristo, nel renderli sensibili al Suo amore una volta che essi avessero compreso e accettato i principi del Vangelo, avrebbero abbandonato tutte le credenze quanto le pratiche superstiziose.

Zuinglio sfuggì ad un complotto per opera di Roma non presentandosi ad un incontro fissato per discutere con i rappresentanti del papa delle sue dottrine, perché il sangue dei martiri era stato sparso di recente. L’opera di Zuinglio fu prematuramente interrotta dalla sua morte, ma riuscì a porre salde radici anche col sopravanzare del calvinismo.

Louis De Berquin

Berquin fu un riformatore francese (Passy 1490-Parigi 1529). Avido lettore di scritti luterani, fu imprigionato una prima volta nel 1523 come detentore di libri proibiti; liberato, tradusse l’Enchiridion militis christiani di Erasmo aggiungendo delle chiare allusioni luterane (per cui fu detto il Lutero della Francia). Berquin fu ripetutamente avvertito del pericolo che lo minacciava in Francia… Mentre aumentavano i pericoli, cresceva di pari passo lo zelo di Berquin… egli decise di ricorrere a misure ancora più ardite: non intendeva solo difendere la verità, ma attaccare l’errore. Egli definì gli scritti dei dottori ecclesiali <<contrarie alla Bibbia ed eretiche>>. Berquin fu arrestato, giudicato, e condannato a morte. La sentenza venne eseguita il giorno stesso per impedire un intervento di Francesco I in suo favore. Berquin fu condotto al patibolo, il suo volto restò sereno, egli sentiva la presenza del Signore.

Sul patibolo gli fu impedito di parlare perché i frati temevano le conseguenze delle sue parole così coprirono la sua voce con le loro grida e soffocarono la voce del martire.

GIOVANNI CALVINO

200px_John_Calvin___best_likeness.jpgCalvino nacque nel 1509 a Noyon nella Francia settentrionale e morì nel 1564. In un primo momento egli non accettò le nuove dottrine protestanti. Un giorno assistette al rogo di un eretico e fu colpito dall’espressione di serenità che si leggeva sul volto del martire in mezzo alle atroci torture di quella morte spaventosa.
Sentiva la convinzione del peccato e si vedeva senza intercessore alla presenza di un giudice santo e giusto. La mediazione dei santi, le buone opere, le cerimonie della chiesa: tutto gli appariva impotente a cancellare il peccato.
Sapeva che gli eretici studiavano la Bibbia, e anch’egli intraprese lo studio della Bibbia dove vi trovò Cristo e gridò <<Padre, il Suo sacrificio (di Cristo) ha placato la tua ira; il Suo sangue ha cancellato la mia impurità; la Sua croce ha rimosso la mia condanna; la Sua morte ha espiato per me. Noi avevamo escogitato vane follie, ma tu hai posta la tua Parola dinanzi a me, simile a una torcia, e hai toccato il mio cuore affinché io ritenga abominevole qualunque altro merito che non sia quello di Cristo>> Martyn, vol.3, cap. 13. GC220,221.

Riguardo la messa egli diceva: “…In sintesi, possiamo dire che dobbiamo evitare ogni interpretazione carnale e perciò innalzare i nostri cuori verso il cielo e non pensare che il Signore Gesù sia degradato al punto da essere rinchiuso in elementi corruttibili [cioè, nel pane e il vino]. D’altra parte, non si deve sminuire l’efficacia di questo mistero e occorre perciò pensare che questo avviene per opera segreta e misteriosa di Dio e che il suo Spirito costituisce il mezzo che rende possibile questa partecipazione [al corpo e al sangue di Cristo], che definiamo perciò spirituale. Il Piccolo trattato sulla Santa Cena 16,60

Calvino non ebbe mai vita tranquilla perché la sua riforma aveva colpito troppe persone nei loro interessi. Egli trasformò Ginevra a tal punto che il riformatore scozzese John Knox la descrisse come “la più perfetta scuola di Cristo sulla terra, dai giorni degli apostoli a oggi. Io ammetto che altrove Cristo è veramente predicato; ma da nessuna parte ho mai visto una religione e delle pratiche così autenticamente riformate”.
Una critica mossa a Calvino fu quella che egli approvò l’esecuzione dell’eretico Servet (il quale rinnegava la dottrina della Trinità) e per questo motivo fu denigrato, eppure i suoi contemporanei l’approvarono quasi all’unanimità, e molti di quelli che oggi sono considerati santi (come Tommaso Moro) perseguitarono gli eretici molto più crudelmente di lui.

MIGUEL SERVET

220px_Michael_Servetus.jpgMiguel Servet nacque nel 1511 a Tudela, in Navarra (Spagna) in una famiglia agiata e rigorosamente cattolica.
La pubblicazione in Hagenau delle sue due primi opere Sette libri sugli errori della Trinità, 1531, e Dialoghi sulla Trinità e sulla giustizia del regno di Cristo (1532) produce un grande scandalo e l’inimicizia con tutti gli intellettuali che l’avevano accolto fino ad ora. Da questo momento sarà perseguito dall’Inquisizione. Le idee che espone Servet in questi libri non furono ben accolti né dai cattolici né dai protestanti. Nelle sue teorie riconosce l’esistenza di un solo Dio, ma non del dogma della Trinità, Padre, figlio e Spirito Santo, e qualifica a quelli che credono in quello dogma, come “triteisti”. Non riconosce questo dogma perché a seguito dello studio della Bibbia non trova nessun riferimento della Trinità nel Libro Sacro.Non essendo riuscito a stabilire una forma di dialogo con i riformatori, Servet decise di pubblicare direttamente le proprie idee in un libretto De Trinitas Erroribus (Gli errori della Trinità), edito a Hagenau, in Alsazia, nel 1531. Il libro riportava il nocciolo del pensiero di Servet: la natura di Dio non era divisibile e le tre persone. Il 13 agosto del 1553 fu arrestato a Ginevra. L’epilogo fu la condanna al rogo di Servet e dei suoi libri, eseguita il 27 ottobre 1553 nel rione di Champel. Servet morì con dignità sul rogo, avendo rifiutato anche l’estremo tentativo di Farel di salvargli la vita in extremis, se avesse ammesso per iscritto i suoi errori.
La morte di Servet fece levare moltissime voci di protesta, tra cui quelle degli antitrinitari italiani Giovanni Valentino Gentile, Matteo Grimaldi Mofa e Celio Secondo Curione, che dovettero emigrare successivamente da quella che a loro sembrava la città della tolleranza religiosa, oltre a Giorgio Biandrata e Giovanni Paolo Alciati della Motta, i quali furono costretti ad emigrare da Ginevra, portando, pur con sfumature diverse, i germi della dottrina antitrinitaria soprattutto dal 1560 nell’Europa orientale, cioè in Polonia, Moravia e Transilvania.. Anche l’umanista Sèbastien Castellion intervenne scrivendo, sotto lo pseudonimo di Martin Bellius, il suo libro più famoso: De Haereticis, an sint persequendi [Gli eretici devono essere perseguitati?]

GIOVANNI VALENTINO GENTILE

Giovanni Valentino Gentile (1520 – Berna, 10 settembre 1566) è stato un teologo e umanista italiano, antitrinitario, condannato alla decapitazione. Giovanni Valentino Gentile era un teologo ed umanista italiano di Calabria che non accettava il dogma della Trinità. Fu uno degli esuli italiani in Svizzera per le persecuzioni della Chiesa ai riformatori

Nel 1556 dalla Calabria emigrò a Ginevra, dove incontrandosi con G. P. Alciati, G. Biandrata, M. Gribaldi Mofa, aderì alle dottrine antitrinitarie e si legò ai riformatori italiani già trasferitisi nella città. Le sue posizioni antitrinitaria gli fecero prendere le difese di Serveto e lo trovarono dalla parte di chi criticava Calvino. Quest’ultimo lo accusò di eresia con tutto il seguito noto. Fu processato, torturato, fatto camminare per Ginevra seminudo e con una candela in mano, fatto ripudiare e bruciare i propri libri e dopo imprigionato. Riuscì ad evadere e dopo un lungo pellegrinaggio per vari Paesi europei tornò a Berna, in Svizzera dove il successore di Calvino, Teodoro di Beza, lo fece arrestare con l’accusa di empietà. Fu di nuovo processato e condannato al rogo. Ebbero poi pietà di lui e tramutarono la condanna nella decapitazione.

Matteo Gribaldi Mofa

Matteo Gribaldi Moffa (Chieri, ca 1505 – Farges (Ain), settembre 1564) è stato un giurista italiano, che coltivò idee religiose prossime alla Riforma e all’antitrinitarismo.
imagesCAXWA0D7.jpgLe devastanti condizioni di Chieri durante la prima metà del XIV secolo, furono una delle cause che resero il terreno fertile alla predicazione protestante. Il primo a diffondere la Riforma fu Gian Battista Pallavicino, e successivamente negli anni quaranta Matteo Gribaldi Mofa, nato proprio a Chieri, uno dei massimi esponenti del protestantesimo italiano. Questo vide un drammatico crescendo di intolleranze reciproche tra cattolici e protestanti. Emanuele Filiberto, cattolico, inviò nel 1563 alcuni frati per iniziare una vera e propria opera di rievangelizzazione, che culminò in un editto promulgato il 10 giugno, 1565 in cui autorizzava la persecuzione dei protestanti. Fuggì e si persero le sue tracce per qualche tempo.
Oltre alla nota lettera indirizzata alla comunità italiana di Ginevra, resta un altro suo opuscolo, steso in forma riassuntiva, che fu scritto a Farges dopo la sua fuga da Tubinga. La Trinità divina è un’invenzione degli uomini – sostiene Gribaldi – dovuta, probabimente, al significato eminente che viene attribuito al numero tre. Sorta nei primi secoli dell’era cristiana, l’idea trinitaria non ha fondamento nelle Scritture…
Rinnegò la sua fede protestante per salvare la vita. Morì in uno stato di sconforto e disperazione.

POMPONIO ALGERI

imagesCAE9DMP6.jpgNacque nel 1531 a Nola e studiò all’università di Padova. Simpatizzante della Riforma Protestante, fu arrestato. Interrogato ammise la sua negazione al culto dei santi e del purgatorio, della transustanziazione durante l’eucarestia e non riconobbe l’autorità della chiesa di Roma.
Fu tenuto in carcere in attesa di una sua abiura, ma egli rimase saldo nella sua fede testimoniata da una lettera inviata il 21 luglio 1555 ai suoi confratelli.
Instradato a Roma fu processato dall’inquisizione romana e nell’aprile del 1556 fu condannato a bruciare vivo in una caldaia a fuoco lento, la cui esecuzione avvenne a Piazza Navona il 19 agosto dello stesso anno.

GIORGIO BIANDRATA

Giorgio_Biandrata.gifGiorgio Biandrata fu il terzo figlio del nobile Bernardino, signore del castello di San Fronte, appartenente a un ramo della potente famiglia dei conti di Biandrata. Non si sa quando egli avesse abbandonato il cattolicesimo. Frequentò a Mestre gruppi antitrinitari, ma nessuna testimonianza attesta convinzioni riformate prima del suo trasferimento in Svizzera. È anche da rilevare che la famiglia Biandrata aveva tradizioni religiose eterodosse: nel XIV secolo aveva appoggiato la rivolta dolciniana e nel 1558 Alfonso Biandrata, il fratello primogenito di Giorgio, fuggirà anch’egli a Ginevra con la famiglia. La sua intimità con il Martinengo – egli era il medico curante della moglie di questi, l’inglese Jane Stafford – lo spinse a porgli interrogativi teologici concernenti la trinità divina e la natura di Cristo. Il Martinengo, ex-antitrinitario, intuì che lo scopo celato delle domande era quello di portare un attacco al dogma della divinità di Cristo e preferì rompere i rapporti con Biandrata, senza tuttavia sollevare pubblicamente il problema dell’ortodossia calvinista del medico piemontese.

La De vera et falsa cognitione è una sorta di storia del cristianesimo nella quale la dottrina antitrinitaria assume il ruolo della vera dottrina cristiana di contro alla concezione trinitaria, vera e propria opera dell’Anticristo il quale, non potendo cancellare la pura dottrina cristiana presente nelle Scritture, «predicò che l’unico Dio era trino, aggiungendo altre sue teorie mediante i padri, i concili e la propria Chiesa, con il pretesto di combattere gli eretici».
Il dogma trinitario che ci è stato tramandato da secoli è una costruzione intellettualistica: «il principale fondamento di tutti gli errori fu quella vanità filosofica dei Greci», i quali, non comprendendo le Scritture, escogitarono il dogma trinitario e la duplice natura di Cristo. La conseguenza fu che l’Oriente passò ai seguaci di Maometto ed «egualmente gli Ebrei si allontanarono da questa dottrina. Ma anche i filosofi deridono i Cristiani perché concepiscono più Dei… Biandrata cominciò allora a rivolgere i propri interrogativi direttamente a Calvino: chiedeva come mai, se l’unico Dio è un’essenza di tre persone, perché Gesù non l’avesse mai detto, perché in nessuna parte delle Scritture fosse chiaramente indicato che Dio è uno in tre persone, quale si dovesse propriamente pregare delle tre persone, e se si potesse pregare Dio direttamente senza mediazioni, e quale fosse stata la posizione della Chiesa primitiva su questi problemi… Tuttavia, ribadisce la necessità di rifarsi alla Scrittura nelle definizioni di Dio, senza utilizzare armamentari filosofici tratti dalla Scolastica, senza «tutta quella mitologia di monaci sul Dio trinitario e tutte quelle voci profane». Lo stesso calvinista Teodoro Beza, polemizzando contro il Gentile, aveva dovuto ammettere che il dogma trinitario si fonda su un apparato filosofico che è estraneo alle Scritture testamentarie. Nello stesso tempo, Biandrata aveva intrapreso con successo una cauta ma costante propaganda contro la tradizionale dottrina della Trinità che venne infatti condannata nel 1563.[9] La teoria antitrinitaria si affermava così in una consistente parte delle chiese polacche, anche grazie all’opera del suo allievo Grzegorz Paweł, traduttore in polacco degli scritti di Fausto Sozzini. La vicinanza con le teorie degli antitrinitari anabattisti è testimoniata nella Brevis enarratio disputationis Albanae nella quale Biandrata si dichiara contrario al battesimo degli infanti: chi infatti vuol farsi cristiano, deve spogliarsi del «vecchio uomo» e diventare una nuova creatura, ma «gli infanti non possono farlo» ed è bene che prima s’insegni e poi si battezzi.
http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:avExCtygVbQJ:it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Biandrata+persecuzione+agli+antitrinitari+nei+primi+secoli+dopo+Cristo&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it

CHARLES WESLEY

Charles_Wesley.jpgCharles Wesley (Epworth, 18 dicembre 1707 – 29 marzo 1788) è stato un presbitero inglese, fondatore del movimento metodista.
Nel 1749, sposò la più giovane Sarah Gwynne, figlia di Marmaduke Gwynne, un facoltoso magistrato gallese che era stato convertito al Metodismo da Howell Harris. Ella accompagnò i fratelli nei loro viaggi di evangelizzazione attraverso la Gran Bretagna, fino a che Charles smise di viaggiare nel 1765. Si trasferirono allora in Great Chesterfield Street (ora Wheatley Street) a Marylebone, dove rimasero fino alla morte di Charles.
“Wesley e i suoi collaboratori giunsero a capire che la vera religione ha radice nel cuore, e che la Legge di Dio non riguarda solo le azioni e le opere, ma abbraccia anche i pensieri. Convinti della necessità di avere il cuore santificato, oltre che la rettitudine del comportamento esteriore, essi vollero vivere una vita nuova. Wesley si trattenne un po’ di tempo con i Moravi, e rimase profondamente impressionato dal loro comportamento cristiano. Parlando di una delle loro funzioni religiose, in così stridente contrasto col gelido formalismo della chiesa inglese, egli scrisse: <<La grande semplicità e la solennità dell’insieme mi fecero dimenticare i millesettecento anni che erano passati, e mi parve di trovarmi in una delle assemblee presiedute da Paolo, il fabbricatore di tende, o da Pietro, il pescatore, nel quale c’era la manifestazione dello Spirito e della potenza>> Whitehead, Life of the Rev. John Wesley, p. 11, 12.
“Al tempo di Wesley, come del resto in tutti i tempi della storia della chiesa, l’opera fu compiuta da uomini dotati di doni differenti. Non sempre essi erano d’accordo fra loro su tutti i punti dottrinali, però erano tutti mossi dallo Spirito di Dio e uniti dal comune proposito di condurre le anime a Cristo…
Wesley in risposta all’affermazione che alla morte i precetti del Decalogo erano stati aboliti, diceva: <<La Legge morale, contenuta nei Dieci Comandamenti e raccomandata dai profeti, non è stata abolita da Cristo. Non era scopo della Sua venuta revocarne neppure una minima parte, in quanto si tratta di una Legge che non può essere infranta e che è “il fedele Testimone che è nei cieli”… Essa esiste sin la fondazione del mondo, e fu scritta non su tavole di pietra, bensì nei cuori dei figliuoli degli uomini quando questi uscirono dalle mani del Creatore. Benché le lettere originariamente tracciate dal dito di Dio siano state parzialmente alterate dal peccato, nondimeno esse non possono essere cancellate, perché in noi sussiste la consapevolezza del bene e del male. Ogni parte di questa legge deve rimanere in vigore per l’intera famiglia umana e per tutti i secoli. Essa, infatti, non dipende né dal tempo, né dallo spazio, né dalle circostanze mutevoli, ma dalla natura stessa di Dio e dell’uomo nei loro immutevoli rapporti reciproci… Al primo posto, tra i nemici di Cristo, diceva Wesley, bisogna mettere quelli che apertamente ed esplicitamente giudicano la legge, ne parlano male e insegnano agli uomini a infrangere (nel senso di dissolvere, sopprimere, annullare) non uno, minimo o massimo che sia, ma tutti i Comandamenti… Però la cosa più sorprendente in tutto questo è che quanti agiscono in questo modo pensano di onorare Cristo annullando la Sua Legge, e di esaltare la Sua opera demolendo la Sua dottrina. Purtroppo essi lo onorano solo come Giuda quando disse: “Salve, Maestro!”, e lo baciò. Gesù con ragione può dire di ciascuno di loro: “Tradisci tu il Figliuol dell’uomo con un bacio?”. Infatti, significa tradirlo con un bacio parlare del Suo sangue e strappargli la corona; abolire una parte qualsiasi della Sua Legge col pretesto di far progredire l’Evangelo. NO, non può sottrarsi a questa accusa che predica la fede ed elimina, direttamente o indirettamente, l’ubbidienza a Dio; chi predica Cristo in questo modo annulla o sminuisce anche il minimo dei Comandamenti dell’Altissimo>> Wesley sermone 25.
Così, pur predicando l’Evangelo della grazia di Dio, Wesley cercava, come il Maestro, di <<magnificare e rendere illustre la Legge>>.
La vita di Wesley insegna una lezione di valore inestimabile per ogni cristiano. Volesse il cielo che la fede, l’umiltà, l’instancabile zelo, lo spirito di rinuncia e la devozione di questo servo di Dio rivivessero nelle nostre chiese di oggi! GC 263,264.

LA NUOVA LUCE

Nel sedicesimo secolo la Riforma, con la Bibbia aperta in mano, aveva bussato alla porta di tutte le nazioni d’Europa… Nel corso dei secoli il sangue dei santi è stato copiosamente sparso. Mentre i Valdesi morivano sulle Alpi <<per la Parola di Dio e per la Testimonianza di Gesù>>, altra testimonianza alla verità veniva data dai loro fratelli, gli albigesi di Francia… I protestanti, considerati dei fuori legge sulle cui teste gravava una taglia, erano braccati come belve feroci… Quando la Bibbia fu proibita dalle autorità civili e religiose; quando la sua testimonianza fu pervertita e fu messo in atto ogni sforzo che uomini e demoni potessero escogitare per distogliere da essa la mente delle persone; quando chi amava la verità era perseguitato, tradito, torturato, sepolto in orride celle, martirizzato per la sua fede o costretto a fuggire su per monti e a rifugiarsi nelle caverne, fu allora che i fedeli testimoni profetarono vestiti di sacco. In tali condizioni essi resero la loro testimonianza lungo l’arco dei mille duecento sessant’anni (Daniele 7: 25). Anche nelle ore più oscure si levarono uomini fedeli che avevano a cuore la Parola di Dio e l’onore dell’Altissimo. A questi fedeli servitori fu data la saggezza, la forza e l’autorità necessarie per proclamare la verità durante tutto questo tempo… Chiunque metta la propria opinione al di sopra della Rivelazione Divina, chiunque cerchi di mutare il chiaro significato della Scrittura per adattarlo alle proprie convenienze o per conformarsi al mondo, si addossa una tremenda responsabilità. La Parola scritta, la Legge di Dio, sarà la misura (Ap. 11:1) del carattere di ognuno e condannerà tutti quelli che saranno stati trovati mancanti.
La Francia divenne simbolo e epilogo dell’opera dell’<<uomo del peccato>>, il papato. Esso per secoli aveva tenuto sotto il suo controllo le nazioni europee, aveva soppresso le Sacre Scritture avvolgendo con le tenebre dell’ignoranza i popoli. Roma aveva travisato il carattere di Dio e pervertito le sue esigenze, sì che gli uomini avevano finito col rigettare la Bibbia e il suo Autore. Il papato aveva preteso una fede cieca ai suoi dogmi. Voltaire e i suoi colleghi, per reazione, avevano messo da parte la Parola di Dio e seminato il seme dell’incredulità. La Rivoluzione Francese sanzionò la fine del potere temporale del papato e diede i natali all’ateismo. Le stragi dei protestanti spinsero i Padri Pellegrini a fuggire nel Nuovo mondo, gli Stati Uniti d’America formatesi da poco tempo (1776), e a stabilire una Costituzione ponendo come fondamento l’indipendenza religiosa dallo Stato e viceversa.

La Riforma protestante dopo essere stata per secoli portatrice di luce, lasciò il passo ad un nuovo movimento in tutto il mondo scelto da Dio per predicare il ritorno di Cristo.

PIONIERI AVVENTISTI

Con la caduta del papato e la fine della persecuzione protestante il Signore <<apre una porta>> [Ap.3:8] per la proclamazione dell’ultimo messaggio di avvertimento al mondo, attraverso i suoi strumenti fedeli. I pionieri Avventisti, ispirati da Dio, iniziarono la predicazione del Messaggio dei tre Angeli di Apocalisse 14, agli inizi dell’ottocento, questo triplice Messaggio sarà portato a termine dall’ultima generazione, quale noi siamo.

A.T. Jones Charles FitchDr. Ellet WaggonerEllen G. WhiteGeorge StorrsHiram EdsonJames WhiteJ.H. Waggoner
J.N. AndrewsJ.N. LoughboroughJohn ByingtonJoseph BatesO.R.L. CrozierRachel PrestonS.N. HaskellThomas Preble
Uriah Smith William MillerW.W. Prescott

“L’avvertimento del Terzo Angelo fa parte dello stesso triplice Messaggio e non dovrà essere meno esteso. Esso sarà proclamato, dice la profezia, con gran voce da un angelo che vola in mezzo al cielo e che richiama l’attenzione del mondo…. In questo conflitto l’intero mondo sarà diviso in due grandi classi: coloro che osservano i Comandamenti di Dio e la fede di Gesù e coloro che adorano la bestia e la sua immagine e che ne ricevono il marchio”. GC (450).

Che cos’è il “marchio della bestia”?

“Il papato ha apportato un cambiamento alla Legge di Dio. Il secondo Comandamento che proibisce l’adorazione delle immagini, è stato tolto dalla Legge, e il quarto è stato talmente modificato da autorizzare l’osservanza del primo giorno della settimana invece del settimo, il Sabato… Gli autori cattolici confermano che il cambiamento fu fatto dalla loro chiesa e affermano che i protestanti, osservando la domenica, riconoscono l’autorità di Roma papale.

Nel Catholic Catechism of Christian Religion (Catechismo cattolico della religione cristiana), in risposta alla domanda circa il giorno che deve essere osservato in ubbidienza al quarto Comandamento, è detto: <<Sotto l’antica Legge il Sabato era il giorno santificato; ma la chiesa (cattolica) istruita da Gesù Cristo e guidata dallo Spirito di Dio ha sostituito la Domenica al Sabato; così ora noi santifichiamo il primo giorno e non il settimo. La Domenica significa, ed è ora, il giorno del Signore>>.

Come segno dell’autorità della chiesa Cattolica, gli scrittori papali citano <<il fatto stesso di aver cambiato il Sabato nella Domenica, che i protestanti accettano… Essi osservando la Domenica, riconoscono la facoltà che la chiesa ha di ordinare feste e di imporle, sotto pena di peccato>> Henry Tuberville, An Abridgment of the Christian Doctrine, p. 58.

“Neppure uno iota o un apice della legge passerà”

Dopo aver negato di essere venuto per abolire la Legge di Dio, Yeshùa garantisce: “In verità [ἀμὴν (amèn)] vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà”. – Mt 5:18.

Qui Yeshùa usa un’iperbole che mostra proprio quanto era forte per Lui l’importanza della Toràh. Neppure “una minima lettera o una particella di lettera” (TNM) passerà. Yeshùa parla di uno iota (ἰῶτα, iòta) e di un apice (κερέα, kerèa).

1.Iota. Lo ἰῶτα (iòta) è la più piccola lettera dell’alfabeto greco: corrisponde e assomiglia alla nostra “i”, ma senza neppure il puntino: ι

2. Apice. In greco è κερέα (kerèa), che significa “corno”. In ebraico si chiama קוץ (qotz), che significa “spina”. Qui indica le piccole sbavature (a forma di minuscoli corni o piccole spine) presenti in alcune lettere dell’alfabeto ebraico.

“Che cos’è, perciò il cambiamento del Sabato con la Domenica se non il segno, o marchio, dell’autorità della chiesa cattolica: il MARCHIO DELLA BESTIA?” GC (448).

“I cristiani delle passate generazioni osservavano la domenica, convinti che fosse il giorno di riposo prescritto della Bibbia. Anche oggi ci sono dei sinceri cristiani in ogni chiesa, cattolica compresa, i quali onestamente ritengono che la domenica è il giorno di riposo designato da Dio. Il Signore accetta la loro sincerità di propositi e la loro integrità nei Suoi confronti; ma quando l’osservanza della domenica verrà imposta per legge, e il mondo sarà illuminato sull’obbligatorietà del vero sabato, allora chiunque trasgredirà il comandamento di Dio per ubbidire a un precetto che trae autorità da Roma, onorerà il papato al di sopra di Dio, perchè si piegherà a Roma e alla potenza che ne impone l’istituzione; adorerà la bestia e la sua immagine. Quando gli uomini rigettano l’istituzione che Dio definisce segno della Sua autorità, e onorano al suo popsto quello che Roma ha scelto come pegno della sua supremazia, accettano il segno di sottomissione al papato, cioè <<il marchio della bestia>>.

La più terribile minaccia che mai sia stata fatta ai mortali è contenuta nel Messaggio del terzo Angelo” GC 447,448.

Questo è l’ultimo Messaggio di avvertimento per la nostra generazione.

LE SENTINELLE FEDELI SI LEVINO E PROCLAMINO LA VERITA’ PER LA NOSTRA ULTIMA GENERAZIONE!

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