LA LEGGE DOMENICALE

Domenica libera da dedicare ai figli Pressing in Europa

Al via la campagna per garantire a tutti il giorno di riposo comune
di Gianluca Cazzaniga
Tratto da:
Avvenire del 25/03/2010

La campagna per una «dome­nica libera dal lavoro » è co­minciata ieri a Bruxelles, con una conferenza ospitata dal Parla­mento europeo. L’iniziativa è stata promossa da Thomas Mann, euro­deputato tedesco dei popolari eu­ropei e da Patriza Toia, eurodepu­tata italiana dei socialisti europei. Inoltre la campagna, a cui aderi­scono anche le Associazioni cri­stiane dei lavoratori italiani (Acli), ha ricevuto anche il sostegno di va­ri sindacati e rappresentanti delle rappresentanti delle Chiese euro­pee: in particolare la Commissio­ne degli episcopati della Comunità europea (Comece). Non solo: oltre 13 mila persone di diverse nazio­nalità hanno già aderito al sito del­la campagna. E il gruppo su Face­book, creato in lingua tedesca, con­ta già un migliaio di sostenitori.
« Noi chiediamo una domenica senza lavoro per tutti i cittadini eu­ropei » , ha dichiarato Thomas Mann. L’eurodeputato tedesco ha spiegato che salvaguardare una domenica senza lavoro è di gran­de importanza per la compatibi­lità del lavoro con la vita in fami­glia. Soprattutto per avere tempo per stare con i propri bambini. La prima conferenza europea sulla protezione delle domeniche libere dal lavoro si è svolta con un tem­pismo perfetto. Proprio nel giorno in cui la Commissione europea ha lanciato una consultazione con le parti sociali sulla revisione della legge comunitaria sull’orario di la­voro. Si tratta del primo passo ver­so un’eventuale nuova norma eu­ropea.
A questo riguardo, Mann ha chiesto al commissario europeo competente di salvaguardare la do­menica come giorno di riposo in tutti i Paesi europei.
«È una questione di sussidiarietà – ha dichiarato László Andor, com­missario europeo per l’Occupa­zione, gli affari sociali e l’integra­zione –. Niente impedisce agli Sta­ti membri di pro­teggere la domeni­ca, come già avvie­ne in sedici Paesi dell’Ue » . Detto questo, Andor ha affermato che terrà conto di tutti i con­tributi delle parti sociali. Il commis­sario ungherese intende rilanciare il dibattito su una nuova legge eu­ropea sull’orario di lavoro, dopo il fallimento del tentativo intrapreso dal suo predecessore. Il tentativo si era arenato l’anno scorso, quan­do i ventisette stati membri e l’Eu­roparlamento i rappresentanti dei governi e il Parlamento non erano riusciti a trovare un’intesa sull’ar­gomento.
«Tutti sono d’accordo che ci deb­ba essere un giorno di riposo du­rante la settimana», ha dichiarato ad Avvenire l’eurodeputata italiana Patrizia Toia, una delle promotrici della conferenza. «Ma non c’è con­senso intorno alla domenica. Noi crediamo che debba essere la do­menica: non solo perché la mag­gior parte dei cittadini europei è cristiana, ma anche perché nella cultura europea è diventato il gior­no per antonomasia dedicato alla famiglia » . Nella sua versione ini­ziale, datata 1993, la direttiva sul­l’orario di lavoro indicava che la domenica dovesse essere «in linea di principio» il giorno di riposo set­timanale per tutti i lavoratori nel­l’Unione europea. L’indicazione e­ra stata successivamente ritirata, con una sentenza del 1996 della Corte di Giustizia europea, perché il legislatore non aveva ravvisato il legame tra domenica festiva e pro­tezione della salute e della sicu­rezza dei lavoratori.
Da allora secondo la Comece nu­merosi studi hanno dimostrato l’e­sistenza di tale correlazione. D’al­tra parte, un giorno di riposo co­mune ad un’intera società con­sente alle famiglie di ritrovarsi e ai concittadini di realizzare attività culturali, spirituali e sociali. D’ac­cordo anche il presidente delle A­cli, Andrea Olivero, secondo cui bi­sogna «evitare che anche in que­sto ambito la flessibilità lavorativa si scarichi con effetti negativi sul­la vita delle famiglie e delle comu­nità »

 

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