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2010: Annus Horribilis

ANNUS HORRIBILIS DELL'ESTATE AUSTRALE
Australia, Brasile, Sudafrica: sono gli ultimi esempi in ordine cronologico di come il clima condizioni sempre più  l'operato dei governi e ponga la comunità internazionale di fronte a scelte difficili e spesso obbligate.         
L'estate 2011 passerà alla storia come una delle più piovose e letali che l'emisfero meridionale abbia mai conosciuto, ed è purtroppo concreto il rischio che il primato sia provvisorio. 
I meteorologi assegnano la responsabilità di quello che è iniziato come un  "annus horribilis" al fenomeno de "La  Nina", ma registrano la particolare intensità degli episodi di quest'anno. 

 

AUSTRALIA, IL CLIMA CAUSA RECESSIONE 
In principio fu l'Australia:la fine del 2010 e l'inizio del 2011 hanno visto un'area vasta quanto Italia e Francia messe insieme alle prese con le più terribili alluvioni dell'ultimo mezzo secolo.                               
Le piogge torrenziali che si sono abbattute sul Queensland a cavallo tra dicembre e gennaio hanno provocato una ventina di morti,ma il bilancio sarebbe stato ben più grave se l'area colpita fosse stata più popolosa e la sua orografia più complessa.                 
La conta finale parla di danni quantificabili in un punto e mezzo del Pil:  un handicap difficile da recuperare.  

BRASILE, LA CATASTROFE PEGGIORE     

Mentre l'evacuazione di Brisbane catalizzava l'attenzione dei media mondiali, due oceani più a Ovest, intorno alle metropoli di Sao Paulo e Rio, si consumava una catastrofe epocale.     
Il bilancio ufficiale fornito dalle autorità brasiliane è di oltre 800 morti, tra cui circa 300 bambini. Le piogge si sono concentrate soprattutto nelle cittadine "ricche", abitate per lo più dall'alta borghesia, situate sui colli a Nord di Rio; 400 i dispersi.        
Le alluvioni e le frane sono state definite la peggior catastrofe naturale che il Brasile abbia mai conosciuto.   

    
CIBO A RISCHIO NELL'AFRICA AUSTRALE 
Le piogge dell'estate australe hanno flagellato anche il Sudafrica, mietendo una settantina di vittime. I casi di colera e leptospirosi registrati nelle città fanno temere che l'emergenza climatica degeneri in emergenza sanitaria.
A colpire è stata, ancora una volta, l'ampiezza del fenomeno: il governo ha dichiarato lo stato di calamità naturale in 8 delle 9 province di un Paese vasto quattro volte l'Italia.         
Il maltempo ha colpito anche Namibia, Mozambico, Zimbabwe, Zambia, Swaziland e Lesotho.
A rischio gran parte delle  colture e la sicurezza alimentare, già precaria in questa parte del pianeta.  

INSEGNAMENTI DAL BANGLADESH       

Pur trovandosi nell'emisfero Nord, anche le Filippine e lo Sri Lanka hanno fornito in queste ultime settimane il loro contributo di vittime all'ondata di maltempo che ha devastato l'emisfero Sud.
I due Paesi asiatici, teatro di ricorrenti alluvioni, sono però dotati da tempo di un sistema di allarme rapido, che ha consentito di ridurre notevolmente le conseguenze degli eventi.    
Molte case sono costruite su palafitte mentre, sul modello di quanto già sperimentato in Bangladesh, nelle zone più alte delle città sono stati costruiti rifugi in cemento.    
            


 "LA NINA COLPISCE ANCORA"      
"Le alluvioni nel Queensland sono collegabili al fenomeno de 'La Nina",spiegano a Televideo Daniele Cat Berro, Claudio Castellano e Valentina Acordon, della Società meteorologica italiana. 
"La Nina è un'oscillazione del sistema climatico del Pacifico Equatoriale, caratterizzata da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali al largo di Australia e Nuova Guinea,che si traduce in un incremento della piovosità. Parallelamente,il Pacifico al largo del Perù si raffredda e provoca siccità".      
"Si tratta di un fenomeno normale,anche se quello di quest'anno è stato l'episodio più intenso da trent'anni".      

 
"IL SUD SI RISCALDA PIU' LENTAMENTE" 
L'emisfero meridionale è più al riparo dal processo di riscaldamento globale del pianeta?                          
"L'emisfero Sud si sta riscaldando più lentamente. Gli oceani hanno un'inerzia termica più grande rispetto alla terraferma, dunque impiegano più tempo a variare la loro temperatura: secondo l'Ipcc, l'incremento termico medio dell'aria nel periodo 1979-2005 è stato di 0,13°C/decennio sopra gli oceani e di 0,27°C/decennio sopra i continenti".  
"Nell'emisfero australe, essendo i mari molto più estesi delle terre emerse, il riscaldamento è stato circa la metà di quello dell'emisfero boreale".        

"A CANCUN SOLO PROGRESSI MODESTI"   
"La sedicesima conferenza delle parti, che si è tenuta a dicembre a Cancun, si è conclusa senza dare risposte particolarmente decisive all'urgente problema dei cambiamenti climatici. Peraltro, dopo il parziale fallimento di Copenaghen, le aspettative per l'appuntamento messicano erano piuttosto modeste", dicono Cat Berro, Castellano e Accordon.
"Ne è scaturito un accordo non vincolante che riconosce appieno l'urgenza di agire per limitare l'impronta umana sul clima, tagliando drasticamente le emissioni di gas serra per non superare i 2°C di aumento termico medio globale entro la fine del XXI secolo, rispetto all'era preindustriale".               

                 

ACCELERAZIONE DEL MUTAMENTO CLIMATICO
Le ondate di calore e i conseguenti incendi in Russia, le alluvioni in Cina e Pakistan sono stati gli eventi più mediatizzati dell'agosto 2010.        
Dicembre ha invece fatto registrare temperature anche di 25°C sopra la media in alcune zone di Canada, Groenlandia e Siberia orientale, e fino a 10°C sotto la media in Europa settentrionale.
Per la comunità scientifica, "La Nina" resta il fattore scatenante dei recenti eventi naturali, ma
il riscaldamento globale è responsabile del sempre più veloce avvicendamento tra periodi siccitosi e piogge torrenziali in tutto il pianeta.                           

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