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Il nuovo movimento proisraeliano negli Stati Uniti

 

Il nuovo movimento proisraeliano negli Stati Uniti
Il CUFI : 50 milioni di evangelisti per sostenere Israele
par Thierry Meyssan - tratto da Reseau Voltaire
www.voltairenet.org/fr 
In un paese in cui i cittadini hanno abbandonato gli schieramenti politici per abbracciare chiese evangeliche, la formazione dell'opinione pubblica comincia con l’inquadramento dei fedeli. Mentre preparavano l'offensiva contro il Libano, il Pentagono e Tsahal, (l’esercito israeliano, ndT) organizzavano una federazione di cristiani sionisti, la CUFI , con la missione di trasformare 50 milioni di evangelici in militanti di guerra.
Per garantirsi il sostegno dell'opinione pubblica statunitense nella guerra contro il Libano - quindi alla Siria e Iran -, il Pentagono e Tsahal hanno realizzato una struttura di inquadramento, fin dalla fine 2005, per mobilitare 50 milioni di evangelici. L'asse centrale di quest'operazione è consistito nel federare i loro leader nell'ambito di una struttura ideologica unica: Cristiani Uniti per Israele (CUFI). La funzione di questo nuovo gruppo non è di sostituirsi all’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) (1) in termini di pressione nella classe dirigente, ma di propagare la teologia sionista nelle chiese evangeliche e fare in modo che il sostegno alle offensive israeliane sia percepito dalla maggioranza di degli Stati Uniti come un dovere religioso.

Nel gennaio 2006 esce un lavoro: “Jerusalem Countdown: A Warning to the World... the Last Opportunity for Peace (Il conto alla rovescia di Gerusalemme: un allarme per il mondo... l'ultima occasione per la pace) (2). Diventa immediatamente e per tre mesi, il principale best-seller venduto in supermercato negli Stati Uniti.
Riassumiamo la sua opinione provando a restare seri: l'Iran è diretto da fanatici che vogliono cancellare Israele della carta lanciando una bomba atomica su Gerusalemme. Dopo l'invasione di Israele da parte dei musulmani ed i Russi, una seconda guerra per il controllo di Israele opporrà gli Stati Uniti da un lato, alla Cina e l'Unione europea dell'altra. È là che sorgerà l’Anticristo(3) sotto forma del presidente dell'Unione europea. Infine una terribile guerra atomica concluderà questo ciclo. La battaglia decisiva si terrà a Meggido (Armaggedon). Allora il Cristo radiante potrà ritornare su terra ricompensare coloro che hanno creduto in lui. Fortunatamente Tsahal ed il Pentagono possono fare pendere la bilancia dalla loro parte intervenendo preventivamente, anche utilizzando nuove bombe nucleari tattiche. Occorre dunque consegnare la guerra senza aspettare.
L'autore di questo best-seller militar-religioso è il pastore texano John Hagee, la nuova stella del cristianesimo sionista (4). 
Le origini del cristianesimo sioniste 
Storicamente il sionismo è un fenomeno cristiano ben prima d’essere ebreo. I cristiani sionisti credono di formare un secondo popolo eletto e pensano che il loro destino sia legato a quello del popolo ebreo. Per loro, il ritorno del Cristo non si verificherà prima che gli ebrei si siano raccolti in Palestina. Per accelerare la fine dei tempi, devono dunque ricreare uno Stato per gli ebrei e non avere timore di causare cataclismi apocalittici. Il primo capo di Stato a fare del suo paese una seconda Israele e volere la creazione di uno Stato ebreo in Palestina è il puritano inglese Oliver Cromwell nel XVII° secolo. Dopo la restaurazione della monarchia, quelli dei suoi seguaci che furono cacciati del regno fuggirono in Irlanda del Nord e nei Paesi Bassi, quindi fondarono delle colonie in Africa australe ed in America. 
Questa corrente politico-religiosa non scomparve da tutta l’Inghilterra. Trovò anche una nuova espressione con il primo ministro della Regina Vittoria, Benjamin Disraeli, che è oggi il riferimento storico principale dei neo-conservatori. Tuttavia il rabbinato si è sempre fortemente opposto alla creazione d’uno stato ebraico. Quando l'occasione si era presentata nel XII° secolo, aveva rifiutato una proposta in questo senso da Saladin Il Magnifico e non aveva mai cambiato la sua valutazione (5). I cristiani sionisti dovettero attendere il XIX° secolo e il nazionalismo di Theodor Hertzl per trovare ebrei secolarizzati che accettassero i loro piani.
Come ha mostrato Jill Hamilton, la decisione di Llyod George e lord Arthur James Balfour nel 1917 di creare un "focolare nazionale ebreo" in Palestina, se ha dato luogo a numerose giustificazioni retoriche, il migliore risultato è l’avvicinamento tra cristiani sionisti e nazionalisti ebrei (6).
Tuttavia quest'alleanza urtava una contraddizione: l'antisemitismo cristiano. In effetti, i cristiani sionisti affermavano che alla fine dei tempi gli ebrei avrebbero dovuto convertirsi al Cristo o precipitavano all’inferno. In breve, un buono ebreo sarebbe un ebreo convertito al cristianesimo. In ogni caso, le unioni d'interesse a breve termine passarono prima di questo tipo di considerazione, diventarono anche una politica. 
Nel corso della guerra dei Sei giorni (1967), Israele prese coscienza del peso elettorale delle sette evangeliche sioniste negli Stati Uniti ed iniziò a finanziare il loro capo, il pastore Jerry Falwell, co-fondatore del Moral Majority (7). Nel 1978, fu invitato a piantare alberi in "terra promessa" e diede il suo nome ad una foresta. Nel 1979, il governo israeliano gli offrì un jet privato per aiutarlo nel suo ministero religioso. Nel 1980, il primo ministro Menahem Begin gli appuntò solennemente a New York la medaglia prestigiosa Zeev Jabotinsky, dal nome del pensatore di estrema destra che fu il suo mentore e di cui il padre di Netanyahu fu il segretario.
Quest'alleanza è stata istituzionalizzata nel settembre 1980 in occasione del voto di una risoluzione allo Knesset (parlamento israeliano, ndT) che afferma - in violazione del diritto internazionale - che Gerusalemme è la capitale di Israele, Begin finanzia la creazione dell'ambasciata cristiana internazionale di Gerusalemme (International Christian Embassy Jerusalem). Quest'organismo sviluppa il turismo evangelico e raccoglie fondi presso i pellegrini in favore dell'immigrazione ebrea. Perciò, ha aperto un "consolato" in ogni Stato d’America.
Nell'agosto 1985, l 'ambasciata organizza con le autorità del regime d’apartheid sudafricano il primo congresso mondiale dei cristiani sionisti (8). Si tiene a Basilea (Svizzera) nella sala in cui 98 anni prima Theodor Herzl creò il movimento ebreo sionista.
Nell'ottobre 2003, i cristiani sionisti sigillano la loro alleanza con i neo-conservatori in occasione del vertice di Gerusalemme, in presenza di Ehud Olmert e di Benjamin Netanyahu (9). 
Infine, il 5 gennaio 2004, l 'ufficio capo di Gerusalemme ha creato un gruppo ad hoc di 14 parlamentari dello Knesset, i Christian Allies Caucus (10). 
Tutte quest'operazioni sono state condotte con l'aiuto di un'organizzazione discreta, Fellowship Foundation, che supervisiona e finanzia con discrezione dal Pentagono una miriade di chiese evangeliche nel mondo (11).
La teologia delle due alleanze 
L'originalità del pastore John Hagee è di avere conciliato la fede evangelica alla realtà dello Stato di Israele. Fin dal 1988, afferma che gli ebrei che osservano la legge di Mosè saranno salvati senza doversi convertire al Cristo. È la «teologia delle due alleanze»: Dio ha concluso patti diversi con i suoi due popoli eletti, gli ebrei e gli evangelici. Il reverendo Hagee è stato inizialmente respinto da Jerry Falwell, quindi reintegrato nell’accordo cristiano sionista, di cui diventa oggi il portavoce (12). Questo percorso e questa innovazione ideologica fanno di lui l'uomo ideale per trasformare il movimento religioso sionista cristiano in un lobby di massa per Israele.
Il 7 febbraio 2006, il reverendo John Hagee organizza in Texas una riunione di 400 pastori evangelici statunitensi in previsione della creazione di una federazione dei cristiani sionisti. Simultaneamente, lancia con l'ambasciata cristiana una rivista bimestrale diffusa come supplemento dal Jerusalem Post, la JP Christian Edition
Il Jerusalem Post è un quotidiano neo-conservatore diretto da Aviv Bushinsky, ex consulente in comunicazione e portavoce del primo ministro Benjamin Netanyahu. Il supplemento mescola articoli sul parco d'attrazione evangelica in Galilea e altri sulla minaccia iraniana, e i suoi bracci armati Hamas e Hezbollah. Vi si denunciano anche i professori universitari europei che analizzano la scrittura della bibbia nel suo contesto socio-storico e trattano Israele biblico come un mito. Lungi dall'essere un handicap per la sua nuova missione, l'estremismo del reverendo Hagee soddisfa i Likoudniks: non ha scritto un elogio dell'assassinio di Yitzhak Rabin, colpevole ai suoi occhi d’aver svenduto la "terra promessa"? (13)
La federazione dei cristiani sionisti nasce in occasione di un banchetto di 3.500 pastori e responsabili evangelici all'hotel Hilton di Washington... il 18 luglio 2006, cioè cinque giorni dopo l'inizio dell'offensiva israeliana contro il Libano. La Provvidenza fa bene le cose e questa è l'occasione di una mobilizzazione di tutte le organizzazioni evangeliche a favore di Tsahal. Al microfono, oltre al pastore Jerry Falwell, si succedono parlamentari statunitensi (i senatori Sam Brownback, John Cornyn, Kay-Bailey Hutchison et Rick Santorum, i rappresentanti Henry Bonilla), l'ambasciatore di Israele Daniel Ayalon e l'ex capo di stato maggiore il generale Moshé Yaalon. La nuova federazione prende il nome di Christians United for Israele (CUFI) (14).
Dalla folla, i parlamentari del CUFI realizzano Israel Allies Caucus alla Camera dei rappresentanti per fare accordi con i Christian Allies Caucus dello Knesset. Esso è copresieduto dal repubblicano Dave Weldon ed dal democratico Eliot Engel (15). Gruppi parlamentari identici sono in corso di formazione alle Filippine ed in Corea del Sud. Se il reverendo John Hagee è un predicatore di successo, a capo di un piccolo impero di comunicazione, non è la testa pensante del CUFI. La federazione cristiana sionista è diretta da David Brog, un assistente parlamentare sionista ebreo ed inoltre un cugino dell'ex primo ministro Israeliano Ehud Barak. Benché comprenda parlamentari democratici, la CUFI pesca quasi esclusivamente su territorio repubblicano. Mantiene evidentemente legami stretti con la Casa Bianca ed ha svolto un ruolo importante nell'adozione da parte del congresso di una risoluzione che «condanna i recenti attacchi contro lo Stato di Israele, che tiene i terroristi ed i loro stati sponsor come responsabili di quest'attacchi, e che sopporta il diritto di Israele all'autodifesa»(16). Testo redatto dall’AIPAC e votato con 410 voti contro 8 alla Camera dei Rappresentanti ed all'unanimità al Senato. Inoltre la CUFI ed Israel Allies Caucus hanno convinto 115 rappresentanti a scrivere al presidente Bush perché indurisca le sanzioni contro la Siria.
È David Brog che ha lanciato l'espressione "dolori del parto" a proposito del rimodellamento del Grande Medio Oriente, citando il vangelo secondo Matteo, capitolo 24.
Dalle guerre attuali, un mondo nuovo sorgerà. Gesù non ha detto: «Che molti verranno nel nome mio, dicendo: “Io sono il Cristo”; e travieranno dimolti. Perché dovrete sentire guerre e sentori di guerre. Guardate di non vi turbare. Che conviene ch’ogni cosa accada, ma non ancora la fine (...) e tutto ciò non farà che cominciare i dolori del parto». Un'espressione ormai ripresa da Condoleezza Rice per quegli evangelici aderenti alla politica neo-conservatrice (17).
«Israele fa il nostro lavoro e opera per i popoli liberi. I suoi nemici sono gli stessi nemici di quelli degli Stati Uniti. Si tratta di una battaglia che si iscrive in una guerra più ampia, quella contro la civilizzazione giudeo-cristiana delle forze del bene contro quelle del male (...) Israele è in prima linea nella guerra contro il terrorismo e possiamo soltanto sostenerlo», hanno dichiarato David Brog all'AFP, alcuni giorni fa(18).
Il principale lavoro di David Brog è di riunire ebrei e cristiani sionisti facendo dimenticare secoli d'antisemitismo cristiano (19). Non è facile in un paese che, due anni fa, applaudiva una pellicola di Mel Gibbson, “La passione del Cristo”, che rappresenta gli ebrei come deicidi (20). Nel maggio 2006, il sig. Brog ha pubblicato una libro: “Standing with Israele: Why Christians Support Israele” (Stare con Israele: perché i cristiani sostengono Israele) (21). Prendendo alcune libertà con la storia, vi afferma che i due popoli eletti si sono riconciliati quando gli Stati Uniti hanno superato il Terzo Reich ed hanno votato la creazione dello Stato di Israele.
L'impatto del CUFI 
Il pastore John Hagee dispone di mezzi di comunicazione eccezionali. Produce due volte al giorno un talk-show diffuso da una delle tre grandi reti televangeliche al mondo, Trinity Broadcast Network (TBN). Questo programma, accessibile via satellite nel mondo intero è ricevuto da 92 milioni di case negli Stati Uniti. TBN è stata sempre legata ad Israele ed al governo sudafricano all'epoca dell’apartheid (22). Il reverendo Hagee può anche contare sulla casa editoriale del suo amico Steve Strang che pubblica il mensile Charisma
Inoltre John Hagee non ha problemi finanziari. Nel 2000, ha comperato un ranch a Brackettville (Texas) per 5,5 milioni di dollari gestito dal Texas Israel Agricultural Research Foundation. Può ricevere i suoi amici, i cui aerei atterrano sul suo aeroporto privato. Nel 2001, il salario di questo predicatore benedetto da Dio ammontava a 1,25 milioni di dollari (23)
Kevin Philips, che è considerato come uno dei migliori esperti di sociologia elettorale negli Stati Uniti, garantisce che l'amministrazione Bush si sostiene su tre gruppi sociali: la borghesia legata al petrolio, i fedeli evangelici, ed i pensionati che vivono a credito (24). L’inquadramento delle chiese evangeliche si è sostituita a quella dei partiti repubblicani, le evoluzioni teologiche sono determinanti per la politica di Washington
È troppo presto per affermare che l'obiettivo del CUFI è raggiunto. Tuttavia, di fronte agli eventi che insanguinano il Libano, il 68% degli Stati Uniti dichiara ai sondaggi che si sentono spontaneamente vicini ad Israele e 63% che l'amministrazione Bush deve proseguire o aumentare il suo sostegno militare a Tsahal (25).
Note:
[
1] « Les fondamentalistes pour la guerre » par Thom Saint-Pierre, Voltaire, 3 avril 2003.
[
2] Jerusalem Countdown : A Warning to the World...the Last Opportunity for Peace, par le révérend John Hagee, Frontline éd., 2006.
[
3] Pour les chrétiens, l’Antechrist est un personnage qui doit venir avant (= ante) le Christ pour égarer les fidèles. Il est parfois appelé Antichrist pour souligner qu’il s’oppose (= anti) au Christ.
[
4] « Pastor Strangelove » par Sarah Posner, American Prospect, 6 juin 2006.
[
5] Les Croisades vues par les arabes par Amin Maalouf, j’ai lu, 1999.
[
6] God, Gunns and Israel  : Britain , the First World War and the Jews in the Holy Land , par Jill Hamilton, Sutton Publishing, 2004.
[
7] Jerry Falwell : An Unauthorized Profile, par William Goodman et James Price, Lynchburg , 1981.
[
8] Prophecy and Politics, Militant Evangelists on the Road to Nuclear War, par Grace Halsell, Lawrence Hill & Company, 1986. L’auteur, qui a assisté au congrès en qualité de journaliste, était l’ancienne rédactrice des discours du président Johnson.
[
9] « Sommet historique pour sceller l’Alliance des guerriers de Dieu », Voltaire, 17 octobre 2003.
[
10] « The Judeo-Christian Alliance - Is the Messianic Era Beginning ? » Par Victor Mordechai, Israel Today Magazine, 16 février 2004. Le caucus est présidé par le député Yuri Shtern, l’un des membres du Bureau du Sommet de de Jérusalem.
[
11] À ce sujet on se reportera aux trois présentations délivrées à la conférence Axis for Peace à propos de la percée évangélique en Amérique latine, dans le monde arabe, et en Afrique noire. Dont « Les Églises évangéliques et le jeu des États-Unis dans le monde arabe » par Charles Saint-Prot, Voltaire, 14 novembre 2005.
[
12] La condamnation d’Hagee est publiée par Falwell dans Liberty Flame du 6 mai 1994 sous le titre « John Hagee : Heretic ? » Au passage, elle donne lieu à une critique de la vie privée du révérend Hagee qui divorca de sa première femme pour épouser une adolescente. Sa réhabilitation a lieu à l’occasion d’un meeting de la Liberty University , le 4 juillet 2002. Voir « Falwell festivities have surprise guest, » par Julia Duin, The Washington Times, 3 juillet 2002 ; et « Old foes Falwell, Hagee defuse fireworks ar ‘old-fashioned fourth’ », Church and State, septembre 2002.
[
13] in The Beginning of the End, par John Hagee, STL, 1996.
[
14] « Christian group to advocate more support for Israel  » par Julia Duin, The Washington Times, 13 juillet 2006. « Evangelical Christians plead for Israel  » par Richard Allen Greene, BBC, 19 juillet 2006.
[
15] « Congress forms Israel Allies Caucus » par Etgar Lefkovits, The Jerusalem Post, 27 juillet 2006.
[
16] Résolution HR 921 du 20 juillet 2006.
[
17] « Les néo-conservateurs et la politique du « chaos constructeur » par Thierry Meyssan, Voltaire, 25 juillet 2006.
[
18] « Pour des évangélistes, la guerre au Proche-Orient est “entre le Bien et le Mal” », AFP, 11 août 2006.
[
19] « Birth Pangs of a New Christian Zionism » par Max Blumenthal, The Nation, 8 août 2006.
[
20] « L’implosion de l’alliance judéo-chrétienne », Voltaire, 23 février 2004.
[
21] Standing with Israel : Why Christians Support Israel, par David Brog, Frontline, 2006.
[
22] Spiritual Warfare, The Politics of the Christian Right, par Sara Diamond, South End Press, 1989.
[
23] « Critics say John Hagee’s compensation is too high » par Analisa Nazareno, San Antonio Express-News, 20 juin 2003.
[
24] American Theocracy : The Peril and Politics of Radical Religion, Oil, and Borrowed Money in the 21st Century, par Kevin Phililips, Viking, 2006. Kevin Phillips est l’ancien conseiller électoral du président Nixon.
[
25] Sondage CNN réalisé les 2 et 3 août 2006

 

 

La guerra d’Israele e i crimini contro bambini
Marcello Pamio - 21 luglio 2006
La strage di innocenti, siglata e firmata dalla Stella di David continua imperterrita e senza alcun impedimento occidentale e soprattutto sotto la cappa di silenzio vergognoso dei media.
In Libano, oltre 300 morti civili tra cui donne e bambini innocenti, sono stati seppelliti sotto decine di tonnellate di bombe e missili intelligenti sparati senza distinzione alcuna dall’aviazione israeliana, la quarta potenza militare del mondo!
Nella Striscia di Gaza sono oltre 100 i palestinesi ammazzati (e i bombardamenti non si fermano), per non parlare del numero stratosferico di feriti, anche gravi.
   
Bambini assassinati e feriti in Libano
Questi missili, che stanno massacrando giorno dopo giorno i bambini libanesi (e prima di loro i bambini palestinesi, e domani quelli siriani e dopodomani pure quelli iraniani) portano, oltre al sigillo di Salomone, le firme di altri bambini, questa volta israeliani. 
 
Bambini israeliani che si divertono a scrivere sui missili che andranno ad ammazzare bambini arabi
Nelle foto sopra è possibile vedere compiere il rituale criminoso. Un doppio crimine contro l’umanità: quelle bombe andranno infatti a devastare e ammazzare altri esseri viventi innocenti, e quei bambini che sorridono divertiti dal gioco delle firme e dei messaggi, parteciperanno seppur inconsapevolmente, alla tragedia immane.
Stiamo parlando di bambini! 
Bambini che il rabbinato talmudico ortodosso - il vero problema di Israele e dell’estremismo xenofobo che avanza - istruisce fin da piccoli all’odio, alla superiorità e diversità religiose, ne più ne meno dei bambini istruiti nelle scuole coraniche, dette madrasse.
Lo scopo d’altronde è il medesimo: condizionare religiosamente i bambini per renderli degli adulti corrotti e schiavi del sistema, dei robot da usare a proprio piacimento.
I bambini, sono gli esseri innocenti che pagano sempre il prezzo più alto di tutti: quelli che vengono dilaniati esternamente dalle bombe che piovono dal cielo, quelli che sopravvivono ma che non troveranno più la famiglia, e quelli infine che vengono dilaniati interiormente da bombe ideologiche, razziali, religiose e culturali fatte esplodere appositamente al loro interno…
Non so quale sia il più fortunato: quello che muore sul colpo o quello che muore lentamente con il cuore oscurato da un odio viscerale inculcato con la forza della stupidità e dell’ignoranza umana…
Quest’ultima strategia è molto radicata negli ambienti estremistici in medioriente, sia da parte islamica che ebraica.
Nel 1989 in Israele, il partito Shass (ultraortodosso di destra) pubblicò una preghiera nell’edizione speciale delle Nuove Dolci Preghiere, composta per la festa del Simhat Torah, in cui i bambini (quelli che oggi firmano le bombe sorridendo) vengono portati alla sinagoga.[1]
Riporto solo la prima parte della preghiera (dedicata ai bambini), perché il resto ha il medesimo e duro tono.
Un giorno di purezza per gli ebrei
Un giorno di impurità per gli arabi
                        Un giorno di salvezza per gli ebrei
                        Un giorno di pianto per gli arabi
Un giorno di prosperità per gli ebrei
Un giorno di estinzione per gli arabi
                        Un giorno di conoscenza per gli ebrei
                        Un giorno di sporcizia per gli arabi
Un giorno di dominio per gli ebrei
Un giorno di peste per gli arabi
Un giorno di consolazione per gli ebrei
                        Un giorno di vendetta contro gli arabi
Un giorno di perdono per gli ebrei
Un giorno di lapidazione per gli arabi

Lo stesso anno (1989) sulla rivista Ha’aretz, il quotidiano più prestigioso d’Israele apparve un'altra poesia, questa volta la versione laica di una preghiera che, incorniciata, era esposta, pensate voi, nell’edificio della pubblica amministrazione israeliana della striscia di Gaza.
«Sì, è vero che odio gli arabi
e che voglio cancellarli dalla carta geografica.
E’ questo il mio lavoro
e passo la vita piacevolmente:
ogni pallottola che sparo vola via una testa.
Che gioia quando
si fa centro!
Entra nella testa e la spacca.
Allora mi sento liberato
e provo grande gioia
A vedere come vola via la testa.
Nei territori ci sono tanti bei posti.
C’è il mare, ci sono le belle spiagge
e tanto palmizi…
Peccato che ci siano anche gli arabi…
»
Questa poesia, se così possiamo chiamarla, dice tutto su coloro (per fortuna una stretta minoranza) che attualmente controllano l’amministrazione israeliana, e che ipocrisia per ipocrisia, sono gli stessi che etichettano di antisemitismo coloro che hanno il coraggio di criticare la politica guerrafondaia e xenofoba. Visto che gli arabi sono semiti, chi odia gli arabi è un antisemita per definizione!!!
Avrete capito, mi auguro, che non c’entrano nulla i soldati rapiti, le minacce di Ahmadinejad, il nucleare iraniano, gli hezbollah, ecc.: il vero pericolo per il Medioriente, e per la stessa esistenza di Israele viene proprio dal suo interno: le correnti estremiste ortodosse talmudiche che (si considerano gli eletti) e considerano i cristiani e in particolar modo i non-giudei, dei gentili (goi, goym); termine questo usato nel Talmud (Scioscen Ammispat 34,22) nel significato dispregiativo e di «cattiveria»
E questi signori, che sono molto potenti pure all’interno dell’amministrazione statunitense, hanno tutte le intenzioni di giungere nell’ex Persia quanto prima. Questo perché l’Iran è rimasta praticamente l’unica potenza islamica seria nella regione. Tutto il resto è chi più chi meno, filo occidentale e/o filo israeliano e per cui non creano problemi alla costruzione del “Tempio di Salomone”.
L’Arabia Saudita è culo e camicia con gli Stati Uniti, l’Egitto non ne parliamo, l’Iraq di Saddam Hussein è stato democratizzato (seppur con qualche danno collaterale: 250-300 mila morti civili, tra cui donne e bambini!!!), la Siria e il Libano (li stanno sistemando in questi giorni) non hanno alcun esercito, per cui rimane solamente la teocrazia di Ahmadinejad, il nuovo Hitler. 
L’Iran ha esercito proprio, armamenti e aviazione (grazie alla collaborazione di Russia e Cina), una popolazione consistente (circa 60 milioni di persone) e tanto, tanto petrolio. Insomma un vero e proprio pericolo per Israele, e per il rabbinato talmudico che persegue sionisticamente l’Heretz Israel, cioè la Grande Israele dei confini biblici: dal Nilo fino all'Eufrate.  

Mappa dell'Eretz Israel: dal Nilo in Egitto, fino all'Eufrate in Iraq, passando per Libano e Siria... 
Tratta dai diari di Benjamin Zeev (Theodor) Herzl (nella foto, 1860-1094), il fondatore del movimento sionista!

La bandiera dello Stato d'Israele
La Stella di David (esagramma o stella a sei punte) si trova tra due barre blu, che rappresentano simbolicamente il Nilo e l'Eufrate!!!
Ecco perché l’attacco al Libano, ed ecco perché le bombe sulla popolazione civile apriranno un varco verso la Siria, accusata - guarda caso - di non voler frenare gli Hezbollah, e qui magicamente altre bombe apriranno un altro varco verso l’Iran, accusato - guarda caso - di armare gli Hezbollah e dotarsi della bomba atomica (Israele, violando i Trattati di Non Proliferazione Nucleare ne ha solamente 250 nel proprio corredo). 
E’ solo questione di tempo e di strategia, ma la strada è già stata spianata e scritta da molto tempo. Forse per accelerare i tempi può anche darsi che la Siria si salvi dalle bombe, piegandosi all'armata di YHWH (Geova), ma certamente l’obiettivo finale è l’Iran.
In tutto questo bailamme, in tutti questi disastri umanitari coloro che ci vanno di mezzo sono sempre i bambini innocenti: da una parte o dall’altra, sia che si tratti di un bambino libanese, israeliano, siriano, iraniano o palestinese!
Essendo i bambini degli “adulti in divenire”, come potrà mai essere la società futura, in cui i bambini di oggi vengono condizionati, sottomessi, sfruttati e violentati psicologicamente, relegati a studiare testi sacri (vecchi di migliaia di anni e manipolati infinite volte), abituati a odiare il prossimo e il vicino, abituati a vedere la morte ogni santo giorno?
  «Se non diventerete come dei bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli»
[ Gesù, Matteo 18:3 ]
Forse qualcuno non vuole farci entrare nel Regno dei Cieli?

Per fortuna anche nel mondo ebraico il sionismo non è, e non era ben visto, ecco cosa diceva nel 1935 lo scrittore israelita Ettore Ovazza: «il miglior alleato della politica razzista è oggi, suo malgrado, il sionismo nazionalista. E’ nostra ferma convinzione che mai la politica antisemita sarebbe giunta agli estremi che ha toccato, se non avesse avuto fra i suoi principali argomenti probatori, il cosiddetto focolare nazionale ebraico. Lo stesso ideale ebraico, dal punto di vista puramente religioso, predica il ritorno a Sion come un ritorno spirituale; ma poiché la nostra dottrina nega il proselitismo, le minoranze ebraiche nel mondo rimangono le legittime depositarie dell’idea monoteistica e della legge mosaica che sta alla base della Bibbia e della moderna civiltà. Nel 1934, voler interpretare il ritorno a Sion in senso strettamente territoriale è segno d’incomprensione storica e religiosa. Noi, per funzione religiosa storica e civile, siamo e dobbiamo essere interamente cittadini delle nazioni dove viviamo da secoli e di cui formiamo parte indissolubile ed integrante. Noi respingiamo nettamente i sionisti nazionalisti che vivono rispettati in parità di diritti civili e politici con tutti gli altri cittadini nelle nazioni d’Europa, e che sospirano invece verso la Palestina ; che con un occhio guardano a Roma e con l’altro a Gerusalemme»
 «Sionismo Bifronte», Ettore Ovazza, Casa editrice Pinciana, Roma 1935

Tratto da “OP: settimanale di fatti e notizie” di Mino Pecorelli - 16 gennaio 1979

Nato a Brest Litovsk, Polonia, nel 1913.
Nel 1939, all'inizio della guerra, diserta dall'esercito polacco e si arruola in quello sovietico.
Alla fine della guerra, ottiene dall'Armata Rossa l'autorizzazione a recarsi in Palestina per compiere una missione speciale.
In Palestina, per meglio iniziare l'azione terroristica alla quale era stato assegnato dai sovietici, si arruola nell'esercito britannico.
Nel 1946 abbandona l'esercito britannico e aderisce alla Irgun Zvai Leumi, di cui diventa ben presto il capo. Organizza e dirige l'attività terroristica della Irgun, sia contro gli arabi che contro gli inglesi.
Il 25 aprile 1946 guida personalmente un commando che attacca un garage inglese uccidendone tutto il personale addetto.
Il 22 luglio 1946 è alla testa del gruppo di terroristi che fa esplodere l'hotel King David provocando la morte di 97 persone, in gran parte ammalati, feriti, medici e infermiere (l'hotel era adibito a ospedale militare).
Il 1 marzo 1947 uccide due ufficiali britannici in un circolo militare inglese.
Il 18 aprile uccide un passante con una bomba, in una azione intimidatoria terrorista. Due giorni dopo lancia un'altra bomba contro un ospedale della Croce Rossa Internazionale di Gerusalemme.
Il 12 luglio 1947 con alcuni compagni rapisce due sottufficiali inglesi appena ventenni, Mervyn Paice e Clifford Martin: li tortura a lungo e li impicca poi con fil di ferro. Ai due cadaveri lega una bomba che ferisce i soccorritori sopraggiunti.
Tre mesi dopo dirige una rapina ad una succursale della Barclay's Bank e, nel fuggire col bottino, uccide quattro agenti di servizio.
Nel febbraio 1948 dirige un gruppo di terroristi in un attacco contro un ospedale inglese di Gerusalemme: risultato, tre militari feriti vengono assassinati nei loro letti.
Il 10 aprile 1948, il più odioso e più noto dei crimini delle lotte in Palestina: Begin mette a punto e dirige personalmente l'azione di rappresaglia contro il villaggio arabo di Deir Yassin, con l'uccisione a sangue freddo di tutti e 254 i suoi abitanti, compresi i vecchi, gli infermi e i bambini in fasce.
Azioni analoghe saranno volute, da Begin capo del governo di Israele, contro villaggi arabi al di là della frontiera libanese: le vittime, migliaia.  
   
Simbolo dell'Irgun Zvai Leumi Menachem Begin ricercato dalle polizia per terrorismo
Le tre immagini qui sopra non fanno parte dell'articolo di OP
Al terrorista Menachem Begin, venne assegnato nel 1978 il Premio Nobel per la Pace!!!
 





 


Il B'nai B'rith e la massoneria
Tratto da “Misteri e segreti del B’nai B’rith”  

Massoni?
Associazione internazionale, parzialmente segreta, di carattere mutualistico e filantropico, i cui membri si riconoscono "da certi segni ed emblemi". Questa è la definizione della massoneria data dal dizionario Petit Robert. Ciò corrisponde in pieno a ciò che è stato ed è ancora il B'nai B'rith. Che cos'è, filosoficamente parlando, la massoneria? Una concezione dell'uomo laico, vale a dire non esclusivista, pluralista (cosa che non impedisce la credenza del massone in un Dio), che si fonda su una serie di concetti iniziatici e di concetti profani: il segreto iniziatico, in particolare la conoscenza dei simboli il cui significato è noto solo ai fratelli, richiede l'iniziazione; i concetti profani fondamentali quali la libertà, la tolleranza, la fraternità, la trascendenza, sono conosciuti anche dai non-iniziati. In quanto tale, la massoneria non è quindi una religione. E’ in effetti tipico di ogni religione presupporre l'esistenza reale della divinità. Al contrario, la massoneria richiede solo, come condizione minima, l'accettazione del valore regolatore dell’Essere Supremo" (il Grande Architetto dell'Universo). E inoltre necessario fare bene distinzione tra la massoneria considerata in sé (laica, non esclusivista e relativista) e ciascun massone preso individualmente al quale è lasciata la facoltà di essere religioso e anche di credere all'esistenza reale ed ontologica di Dio, a patto che non sia esclusivista, cioè che non pretenda di presentarla agli altri come l'unica verità. La seconda definizione corrisponde perfettamente all'attuale B'nai B'rith.

Oggi tuttavia gli interessati smentiscono ogni legame con la massoneria. Qualche anno fa, Ronald Green, segretario generale del Bnai B'rith, chiese una rettifica a Le Figaro che aveva pubblicato un trafiletto sull'Ordine. Nella precisazione egli affermava che il B'nai B'rith "non ha alcun legame con la massoneria" (1) Il Dr. E. L. Ehrlich, direttore del Distretto dell'Europa occidentale e amante dei sillogismi, scrive (2): "Questa associazione di ebrei non ha un Ordine segreto, non una Loggia anche se usiamo ancora questi concetti con riferimento a una certa terminologia del XIX secolo". Cosa se ne deduce esattamente, il B'nai B'rith è stato un Ordine massonico? Lo è ancora ai giorni nostri? E’ ciò di cui si occuperà questo capitolo in cui, per la prima volta, saranno descritti parte dei simboli, dei rituali e dei segni di riconoscimento segreti dei Fratelli del B'nai B'rith.

Facciamo riferimento al primo capitolo di questo libro, in particolare alle prime righe, dove si descrive dettagliatamente la derivazione storica del B'nai B'rith dalla massoneria (la maggior parte dei fondatori vi apparteneva, si riunivano in templi massonici, il rituale era stato copiato da quello massonico e così via). t pure utile consultare il capitolo sul B'nai B'rith in Germania, dove si dimostra in maniera certa che furono i massoni ebrei tedeschi che domandarono alle Logge americane di creare un distretto oltre Atlantico. Per situare esattamente gli inizi dell'Ordine, bisogna citare una pubblicazione del B'nai B'rith degli anni trenta (3): “Le loro riunioni erano frequenti e molti di essi appartenevano ad associazioni benefiche, come l'ordine della Massoneria e degli Odd Fellows. Conclusero infine che un'organizzazione simile ma fondata sull’idea giudaica" avrebbe permesso loro di raggiungere gli scopi prefissati. La religione ebraica implica numerose osservanze ed abitudini che corrispondono alle società segrete quali le conosciamo. La Sinagoga , ad esempio, può essere paragonata a una Loggia. E uso aprirla due volte al giorno. Per un ebreo che desideri ritrovare un amico è sufficiente recarsi là e fare un certo segno o dare una stretta di mano conosciuta solo da loro. (...) Il segno consisteva in una stretta di mano con le dita ad artiglio e la parola magica Sholem Alachem. Il "messussah" sulla porta era il segno di riconoscimento, Shema Israél la parola d'ordine".

Agli inizi, l'Ordine era considerato da tutti come una società segreta. 
Israél Joseph Benjamin, un ebreo europeo che fece un viaggio negli Stati Uniti, riporta (4) che il B'nai B'rith "é una società segreta, come la massoneria, con le sue parole d'ordine e tutto il resto". Che il B'nai B'rith neghi o ammetta di derivare dalla massoneria resta fatto di poco conto. Il lettore si sarà già fatto un'opinione propria basata sulle numerose citazioni, a volte anche complesse, che abbiamo scelto di riportare, dilungandoci anche, per non essere accusati di parzialità.

Vediamo cosa dicono del B'nai B'rith autori favorevoli alla massoneria, essenzialmente massoni essi stessi, e quindi obbligati a tacere alcuni segreti. La risposta del Fratello Daniel Ligou (5) è ambigua: “I membri si chiamano Fratelli, ricevono un'iniziazione e si riuniscono in logge. Malgrado tale linguaggio tratto dalla massoneria e la pratica dei segni di riconoscimento, il B'nai Berith (sic) non è un'organizzazione massonica, le obbedienze massoniche e il B'nai Berith s'ignorano e conseguentemente niente impedisce a un massone di essere membro del B'B' e viceversa”. D'altro canto, il Dizionario della Frammassoneria (1932) dice: "L'Ordine è apolitico e ha in comune con la massoneria niente altro che la tendenza all'educazione etica dei suoi membri e la beneficenza, che sono dello stesso tipo ma limitate a un campo fraterno".

Ciò non impedisce che esistano ancora oggi dei rapporti ufficiosi tra i Fratelli del B'nai B'rith e le altre obbedienze: ciò spiega il fatto che l'Almanacco massonico d'Europa (6) indichi l'U.O.B.B. (Unione Internazionale dell'Ordine del B'nai B'rith) come un'obbedienza massonica (nel capitolo "organizzazioni fraterne imparentate"), sullo stesso piano dei Rosacroce o dell'A.M.O.R.C. Il Fratello Jean Pierre Bayard, particolarmente documentato (7), è dello stesso parere: "Quest'Ordine riunisce una quarantina di Logge (in Francia) i cui membri sono esclusivamente israeliti. Sebbene non abbia relazioni ufficiali con le altre obbedienze, questa organizzazione permette ai suoi iscritti di frequentare gli altri gruppi". In un'altra opera (8) questo professore dell'Università della Haute Bretagne, esperto di massoneria, è più esplicito e stima che “la società para-massonica B'nai B'rith, riservata esclusivamente agli israeliti e largamente affermata negli U.S.A., pratica riti provenienti dallo scozzismo (e che) il rito Emulazione e quello del Royal Arch sarebbero (egualmente) praticati".

Le diverse pubblicazioni e libri comunitari e para-comunitari sono d'identico avviso. Globe, diretto da George-Marc Benhamou indica (9) che si tratta del "ramo ebraico della massoneria" confermando così Le Dictionnaire de la politique di Henry Coston che parla (10) di “organizzazione massonica, fondata nel 1843, composta esclusivamente di israeliti". Per il poligrafo Daniel Beresmak (11) «E dunque come un "Ordine" che si presenta il B'nai B'rith, alla maniera delle federazioni delle logge massoniche (...). L’organizzazione per Logge è ricalcata sulla frammassoneria». Stessa cosa nelle edizioni successive del molto ufficiale Guide de la vie juive en France che, a proposito del I.O.B.B., parla di "frammassoneria coi colori del giudaismo, con tutto il fascino e le interrogazioni che suscita" (12). Nello stesso spirito, Tribune juive, che ha tra i suoi collaboratori molti membri del B'nai B'rith, riscrivendo la storia dell'Ordine, scrive, a proposito della sua fondazione (13): “ progettano di creare un’obbedienza massonica riservata ai soli ebrei. Curioso! Dato che la massoneria si dichiara al di sopra di tutte le religioni e razze, perché non entrare in una loggia già esistente? Sembra che alla metà del XIX secolo la società newyorkese non fosse esente da un certo antisemitismo. Si può supporre che i dodici fondatori del B’nai B’rith fossero già massoni affiliati a logge americane dato che scelsero un rituale che è un misto del rito di York e del rito americano Odd Fellows”












Estratto della Costituzione del 1860. Se non vi figurasse la parola “B’nai B’rith” si potrebbe credere di leggere la costituzione di una qualunque Loggia massonica. E’ normale, dal momento che è stata ricalcata da quella del Royal Arch…

 



"Shahak è il più recente, se non l’ultimo, dei grandi profeti"

Alla fine degli Anni Cinquanta, quel grande pettegolo e storico dilettante che era John F. Kennedy mi disse che nel 1948 Harry Truman, proprio quando si presentò candidato alle elezioni presidenziali, era stato praticamente abbandonato da tutti. Fu allora che un sionista americano andò a trovarlo sul treno elettorale e gli consegnò una valigetta con due milioni di dollari in contanti. Ecco perché gli Stati Uniti riconobbero immediatamente lo Stato d'Israele.
A differenza di suo padre, il vecchio Joe, e di mio nonno, il senatore Gore, né io né Jack eravamo antisemiti e così commentammo quell'episodio come una delle tante storielle divertenti che circolavano sul conto di Truman e sulla corruzione tranquilla e alla luce del sole della politica americana.

Purtroppo, quell'affrettato riconoscimento dello Stato d'Israele ha prodotto quarantacinque anni di confusione e di massacri oltre alla distruzione di quello che i compagni di strada sionisti credevano sarebbe diventato uno stato pluralistico, patria dei musulmani, dei cristiani e degli ebrei nati in Palestina e degli immigrati europei e americani, compreso chi era convinto che il grande agente immobiliare celeste avesse dato loro, per l'eternità, il possesso delle terre della Giudea e della Samaria. Poiché molti di quegli immigrati, quando erano in Europa, erano stati sinceri socialisti, noi confidavamo che non avrebbero mai permesso che il nuovo stato diventasse una teocrazia e che avrebbero saputo vivere, fianco a fianco, da eguali, con i nativi palestinesi.

Disgraziatamente, le cose non andarono così. Non intendo passare ancora una volta in rassegna le guerre e le tensioni che hanno funestato e funestano quella infelice regione. Mi basterà ricordare che quella frettolosa invenzione dello Stato d’Israele ha avvelenato la vita politica e intellettuale degli Stati Uniti, questo improbabile patrono d'Israele. Dico improbabile perché, nella storia degli Stati Uniti, nessun'altra minoranza ha mai estorto tanto denaro ai contribuenti americani per Investirlo nella "propria patria". E’ stato come se noi contribuenti fossimo stati costretti a finanziare il Papa per la riconquista degli Stati della Chiesa semplicemente perché un terzo degli abitanti degli Stati Uniti sono di religione cattolica.

Se si fosse tentata una cosa simile, ci sarebbe stata una reazione violentissima e il Congresso si sarebbe subito opposto decisamente. Nel caso degli ebrei, invece, una minoranza che rappresenta meno del due per cento della popolazione ha comprato o intimidito settanta senatori, i due terzi necessari per nullificare un comunque improbabile veto presidenziale, e si è valsa del massiccio appoggio dei media.
In un certo senso, ammiro il modo in cui la lobby ebraica è riuscita a far sì che, da allora, miliardi e miliardi di dollari andassero ad Israele "baluardo contro il comunismo". In realtà, la presenza dell'URSS e il peso del comunismo sono stati, in quelle regioni, men che rilevanti e l'unica cosa che noi americani siamo riusciti a fare è stato di attirarci l'ostilità del mondo arabo che prima ci era amico.

Ancora più clamorosa è la disinformazione su tutto quanto avviene nel Medio Oriente e se la prima vittima di quelle sfacciate menzogne è il contribuente americano, all'opposto lo sono anche gli ebrei degli Stati Uniti che sono continuamente ricattati da terroristi di professione come Begin o Shamir. Peggio ancora, salvo poche onorevoli eccezioni, gli intellettuali ebrei americani hanno abbandonato il liberalismo per stipulare demenziali alleanze con la destra politico religiosa cristiana, antisemita, e con il complesso militare-industriale del Pentagono. Nel 1985, uno di quegli intellettuali dichiarò apertamente che quando gli ebrei erano arrivati negli Stati Uniti avevano trovato «più congeniali l'opinione pubblica e i politici liberali ma che, ora, è interesse dell'ebraismo allearsi ai fondamentalisti protestanti perché, dopo tutto, 'Vè forse qualche ragione per cui noi ebrei dobbiamo restar fedeli, dogmaticamente e con l'ipocrisia, alle idee che condividevamo ieri?».

A questo punto, la sinistra americana si è divisa e quelli di noi che criticano i nostri ex-alleati ebrei per questo loro insensato opportunismo vengono subito bollati con i rituali epiteti di "antisemita" o di "odiatori di se stessi".
Per fortuna, la voce della ragione è ancora viva e forte e viene proprio dalla stessa Israele. Da Gerusalemme, Israel Shahak, con le sue continue e sistematiche analisi, smaschera la sciagurata politica israeliana e lo stesso Talmùd, in altre parole l'effetto che ha tutta la tradizione rabbinica sul piccolo Stato d'Israele che i rabbini di estrema destra di oggi vogliono trasformare in una teocrazia riservata ai soli ebrei.

Shahak guarda con l'occhio della satira tutte le religioni che pretendono di razionalizzare l'irrazionale e, da studioso, fa risaltare le contraddizioni contenute nei testi. E’ un vero piacere leggere, con la sua guida, quel grande odiatore dei gentili che fu il dottor Maimonide!
Inutile dire che le autorità israeliane deplorano l'opera di Shahak ma non possono far nulla contro un docente universitario di chimica in pensione, nato a Varsavia nel 1933 che ha passato alcuni anni della sua infanzia nel campo di concentramento nazista di Belsen. Nel 1945 Shahak andò in Israele; ha prestato servizio nell'esercito israeliano e non è diventato marxista negli anni in cui essere marxisti era di gran moda. Shahak era, ed è, un umanista che detesta l'imperialismo sia che si manifesti come il Dio di Abramo che come la politica di George Bush e, con lo stesso vigore, la stessa ironia e competenza, si oppone al nocciolo totalitario del giudaismo.

Israel Shahak è un Thomas Paine più colto che continua a ragionare e, di anno in anno, ci rivela le propsepttive che abbiamo e ci dà gli strumenti per chiarirci la lunga storia che sta alle nostre spalle.
Coloro che si preoccupano per lui saranno forse più saggi o, - devo proprio dirlo? - migliori, ma Shahak è il più recente, se non l’ultimo, dei grandi profeti.  

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