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Vaticano - Trattato di Lisbona


Nel trattato di Amsterdam, nonostante le insistenze affinché lo status delle chiese fosse accolto nel corpo del testo, il Vaticano ottenne solo una dichiarazione aggiuntiva annessa al Trattato. Invece, ecco che qualche anno dopo, nella bozza del Trattato costituzionale europeo, appare un articolo sullo status delle chiese, questa volta all`intemo del trattato stesso, nonostante un folto gruppo di parlamentari, fra cui gli italiani Lamberto Dini e Elena Paciotti, ne avessero chiesto la soppressione per vari motivi ma soprattutto perché l`Unione non ha, e la Convenzione non ricerca, una competenza nel settore della teologia o della filosofia.
La tattica seguita dalle gerarchie "cattoliche" per arrivare a tanto è stata duplice: chiedere due cose per ottenerne una e alzare un gran polverone su quella rinunciabile - la menzione delle radici cristiane - in modo da far passare quella irrinunciabile contenuta nell`art. 17 del nuovo trattato, difficile da far ingoiare ad una popolazione secolarizzata come quella europea.
L`articolo 17 rassicura il Vaticano circa tre obiettivi prioritari.
Primo: il riconoscimento della dimensione istituzionale della libertà religiosa. Secondo il Vaticano, la dimensione religiosa si estende a tutto ciò che riguarda l`essere umano e siccome la chiesa si proclama «esperta in umanità» è giusto che le sia riconosciuto uno status specifico, diverso da quello attribuito alle associazioni della società civile.
Secondo: la facoltà per le chiese di intervenire su quei progetti di legge europei considerati di loro competenza prima che tali progetti arrivino in aula. Con ciò la chiesa "cattolica", ente privato i cui rappresentanti non sono eletti dai propri fedeli, entra a far parte del processo legislativo europeo provocando un duplice danno: la delegittimazione del parlamento, poiché i membri eletti non bastano più a rappresentare le istanze degli elettori e l`inquinamento del sistema di democrazia rappresentativa, pilastro dello stato di diritto.
Terzo: l`esenzione da quelle leggi e normative europee che sono in contrasto con la dottrina morale "cattolica". Ciò riguarda in particolare la facoltà per le organizzazioni "cattoliche" che gestiscono servizi pubblici quali scuole, ospedali, ecc. di discriminare i propri dipendenti in base alla loro religione e scelte di vita. E ciò che accade già in Italia per gli insegnanti di religione la cui assunzione o permanenza in servizio possono essere bocciate dalla diocesi di appartenenza qualora questa consideri che non si attengono alla morale "cattolica".
Per Papa Benedetto XVI l`articolo 17 garantisce i «diritti istituzionali» delle chiese. Che cosa ne pensano i nostri rappresentanti che hanno votato a favore del Trattato di Lisbona non ci è dato sapere.

F:Potere Vaticano nel Trattato di Lisbona  Associazione Luca Coscioni.htm






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