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Lettera Ecumenica


Articoli tratti dalla rivista Il Messaggero Avventista

Ecumenismo Sì o No? Quali vie percorrere per il dialogo interconfessionale?

Trentun anni fa, quando divenni avventista, la parola ecumenismo creava imbarazzo e fastidio. Con grande fierezza si sentiva dire: «La Chiesa avventista rifiuta l’ecumenismo». Gli anni passano, gli uomini cambiano e la Chiesa si adegua, guai se non lo facesse! Basta leggere le nostre riviste per capire quanto sia sentita la questione.
Recentemente Ministry (rivista avventista inviata ai pastori nostri e di altre denominazioni cristiane) ha dedicato un intero numero all’argomento; nel Messaggero si trovano spesso notizie di incontri ecumenici che le nostre comunità vivono in tutto il Bel Paese. La Spagna, la Francia, la Germania e altre unioni nordiche hanno aderito alle rispettive federazioni evangeliche o a confederazioni cristiane; nella stragrande maggioranza dei casi le adesioni sono avvenute dopo lunghi dibattiti interni. Anche in Italia, qualche anno fa, abbiamo discusso se aderire o non aderire alla federazione delle Chiese evangeliche.
Nel Ministerio Adventista, che sarebbe il Ministry in lingua spagnola, si faceva notare che, fra i tre modelli ecumenici di unità, noi avventisti potremmo ritrovarci solo nel primo, cioè in quello che viene denominato «cooperativo federale». Questo modello non prende in considerazione temi come quelli dell’adorazione, dei sacramenti, della comunione nella fede, del ministero, dell’ecclesiologia, ecc. Esso consiste in un’alleanza di Chiese cristiane che si propongono di lavorare insieme in campi comuni. L’identità e l’autonomia di ogni Chiesa sono preservate. Il Ministerio Adventista continua, affermando che gli avventisti si sono mantenuti aperti all’adesione in questo caso perché tale partecipazione non minaccia il messaggio della Chiesa e la sua missione (è il caso della Spagna, della Francia, ecc.).
Gli altri due modelli invece, quello del mutuo riconoscimento e quello dell’unità organica, non possono trovare consensi da parte della Chiesa avventista ufficiale perché non corrispondono, afferma sempre l’autore dell’articolo, alla nostra visione di Chiesa e di missione. Il modello del mutuo riconoscimento (il secondo) prevede che tutte le Chiese cristiane, che fanno parte del Consiglio Ecumenico, arrivino a riconoscersi come espressioni genuine dell’unica Chiesa di Cristo nella sua pienezza (la Chiesa romana non trova questa proposta accettabile), mentre il modello dell’unità organica (il terzo) prevedrebbe che tutte le Chiese esistenti smettano di esistere per crearne una sola con una nuova identità. In realtà quest’ultima proposta non trova molti consensi né da parte cattolica, né da parte ortodossa, né protestante. Siamo nel campo dell’utopia.
Mi sono chiesto tante volte se noi avventisti siamo ecumenici o non lo siamo. Nella dichiarazione della Conferenza Generale del 1926 ci sono delle affermazioni a dir poco sensazionali per il tempo: «Noi riconosciamo le organizzazioni che presentano Cristo agli uomini come parte del piano divino di evangelizzazione del mondo e teniamo in grande considerazione uomini e donne di altre confessioni che si impegnano a portare gli uomini a Cristo». Sembrerebbe questa un’apertura ecumenica molto interessante, se consideriamo il fatto che in quel tempo l’ecumenismo stava facendo i suoi primi passi. Poi, però, ho anche sentito dire che la nostra visione profetica ci impedisce di essere ecumenici. Qualcun altro mi ha ribadito che non possiamo fare comunella con chi, un giorno, ci toglierà la libertà di osservare il giorno del riposo; altri ancora mi hanno asserito che l’ecumenismo affonda le sue radici su presupposti sbagliati. Per anni ho fatto ecumenismo di nascosto per non urtare la sensibilità dei miei confratelli nella fede e nel ministero; ho incontrato cardinali, metropoliti ortodossi, arcivescovi, vescovi, (ho anche stretto la mano al papa) pastori, laici, ho pregato con loro, studiato con loro e predicato con loro. Attualmente rappresento la chiesa avventista siciliana nella commissione ecumenica regionale: finora non ho mai rinunciato né alla mia identità avventista né al messaggio della mia Chiesa.
Mi si potrà dire: «E la visione profetica, dove la metti?». La visione profetica della mia Chiesa è presente nella mia mente e nel mio cuore, ma in questo momento, nel tempo che io vivo, la mia Chiesa non è perseguitata, il sabato è più che mai garantito e nessuna confederazione di Chiese si è alleata per distruggere il rimanente fedele. Non so se vivrò mai questi momenti così ben annunciati dai profeti; oggi il mio compito non è quello di vivere nel futuro profetico ma nel presente reale. Nel presente del Cristo. Mi dispiace dare un dolore a chi non ama l’ecumenismo, ma Cristo era profondamente ecumenico. Cristo era per il dialogo con i fratelli separati, era per il dialogo interreligioso, incontrava tutti, era disponibile sempre, non chiudeva la porta in faccia a nessuno, eppure lui è stato il più grande dei profeti.
Studiando la Bibbia, ho conosciuto Cristo che va incontro ai samaritani. Questi non accettavano tutto il primo Testamento ma soltanto il Pentateuco (ancor oggi è lo stesso), non adoravano nel tempio di Gerusalemme, avevano istituito un sacerdozio proprio, nel loro credo c’erano dottrine pagane, eppure Gesù va a cercarli. I samaritani erano scismatici e scomunicati dagli israeliti. Con la samaritana, Gesù intavola un dialogo su ciò che ebrei e samaritani avevano in comune (il pozzo scavato dal Patriarca); Gesù con interesse ascolta la donna che sfodera la teologia della sua chiesa, ma, con molto tatto e decisione, sa anche correggere e annunciare il vero. Lo stesso fa con i sadducei, che non erano scismatici ma fin troppo liberali.
Con tutti i cosiddetti pagani Gesù dialoga (romani, fenici, ecc.), non con intenti politici, ma con intenti di amore e di salvezza.
La parola ecumenismo significa «a tutta la terra abitata». A tutta la terra deve giungere il messaggio di Cristo, il quale deve essere proposto ma non imposto, un messaggio che propone il dialogo con vivo interesse, che si sofferma su ciò che unisce, che ha il coraggio di presentare la verità e richiamare sulla centralità della Parola di Dio. Quando noi avventisti rifiutiamo il dialogo ecumenico, ci mettiamo nella condizione di non dare e di non ricevere. I pionieri dell’ecumenismo furono dei protestanti europei sinceramente addolorati per la divisione della Chiesa: non a caso furono proprio degli evangelici a mettere in moto la macchina dell’ecumenismo. Nel XIX secolo le Chiese protestanti dell’Europa e degli Stati Uniti d’America diedero vita a movimenti di unificazione. Gli anglicani ebbero il loro convegno nel 1867, i riformati nel 1875, i metodisti nel 1881, i battisti nei 1905. Intanto prendeva corpo, proprio tra i protestanti, il desiderio della ramificazione di tutti i cristiani, e nel 1910 il movimento ecumenico era ormai una realtà. Nel mondo cattolico la svolta ecumenica si ebbe con l’elezione di Giovanni XXIII, avvenuta nel 1958 e col Concilio Vaticano II nel 1962.
Sono contento che siano stati gli evangelici a essere i promotori del dialogo ecumenico perché non si può credere nel Vangelo e auspicare che la Chiesa rimanga divisa, in quanto Cristo era per l’unità della Chiesa. Nella sua preghiera sacerdotale Gesù disse: «Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi» e «io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me» (Gv 17:11, 22, 23).
L’apostolo Paolo afferma: «Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo» (1 Cor 12:13).
Ovviamente, noi applichiamo tutto questo alla nostra Chiesa; ma siamo sicuri che Gesù parlasse solo della Chiesa avventista? Non pensate che Gesù abbia pregato per una Chiesa universale e unita? La divisione dei cristiani indica quanto ci siamo allontanati dal desiderio di Cristo! Le parole «affinché siano perfetti nell’unità» mi danno da pensare.
Noi avventisti non c’eravamo quando la Chiesa si divideva per la disputa sulla natura di Cristo, non c’eravamo quando oriente e occidente si separavano, né quando l’occidente si spaccava in due. E, proprio perché la nostra è una Chiesa relativamente giovane, potrebbe svolgere un ruolo importante nel movimento ecumenico. La Chiesa avventista è la Chiesa cristiana più vicina all’ebraismo: chi più di lei può fare da ponte con il mondo ebraico? La Chiesa avventista è un movimento profetico: chi più di lei può suscitare interesse per le profezie bibliche? Potrei continuare all’infinito. Però, prima di concludere, voglio dire alcune cose che mi stanno a cuore:

1. Ecumenismo significa ricerca della verità
Il movimento ecumenico sta vivendo una crisi molto grave. Negli ultimi anni tutto ha rischiato di frantumarsi e vanificarsi. Non posso qui spiegare le cause che hanno provocato la crisi, ma ho la ferma convinzione che il presupposto «unità nella diversità» sia assolutamente sbagliato. Non può esserci unità quando la diversità è a 360 gradi o quasi.
Se noi fossimo stati inseriti negli organismi ecumenici che contano, avremmo potuto fare un’altra proposta: «Unità in Cristo: via, verità e vita» o «Unità nella Parola vivente di Dio». E, senza fare i «primi della classe», avremmo potuto, insieme con gli altri, ricercare la verità.

2. Ecumenismo non significa tacere
Corre l’idea che per essere ecumenici bisogna sorvolare su tutto, tacere per amore di pace e di unità. Non è assolutamente vero. Non lo ha fatto il papa, non lo hanno fatto i patriarchi ortodossi, né gli esponenti ecclesiastici protestanti, non capisco perché lo dovremmo fare noi! Io non l’ho mai fatto. Ho sempre parlato delle dottrine della mia Chiesa in una maniera chiara, ma non offensiva per gli altri. Ho sempre detestato la maniera di presentare verità bibliche facendo continui riferimenti negativi agli altri. Detesto anche il fatto di non avere il coraggio di affermare ciò in cui si crede.

3. Ecumenismo significa mettersi nella condizione di ricevere
Non si può essere ecumenici se si parte dall’idea che noi abbiamo tutto e che gli altri hanno poco o niente. Non si può fare ecumenismo se si parte dall’idea che noi non abbiamo nulla da imparare. Sono stato profondamente colpito dalla Carta Ecumenica: ci sono aperture e intuizioni a dir poco sensazionali. Ciò che mi dispiace è che nelle nostre chiese la cosa sia stata quasi del tutto ignorata. La verità assoluta ce l’ha Cristo, non una Chiesa; i cristiani, pertanto, devono sintonizzarsi con il Cristo vivente.

4. La gente auspica il dialogo ecumenico
Per la gente comune la divisione dei cristiani è uno scandalo e una vergogna. Durante gli incontri ecumenici ho conosciuto centinaia di persone che mi hanno esternato la loro sofferenza per la divisione dei cristiani. La gente, almeno nella religione (mi riferisco al cristianesimo), vorrebbe vedere non soltanto coerenza ma anche unità. Non credo che noi avventisti dovremmo sostenere il contrario.

Attraverso quest’articolo ho voluto semplicemente presentare, in una maniera molto ma molto sintetica, la mia visione sull’ecumenismo.
Spero di non aver urtato la sensibilità di nessuno, ma la mia comprensione del Vangelo e dell’avventismo mi convince che non posso non essere ecumenico. Io aspetto con ansia il giorno in cui nostro Signore ci riunirà in un unico gregge. Nell’attesa che ciò avvenga, il mio compito è quello di darmi da fare per l’unità.

Vincenzo Paolo Caputo

* Pastore del distretto di Piazza Armerina

GESU' RISPONDE:

 

"La chiesa ha preso il mondo come sua confraternita, e ha rivolto le sue affezioni ai nemici della Santità. La chiesa ed il mondo sono sullo stesso terreno, nella trasgressione della legge di Dio. La chiesa preferisce rendersi simile al mondo invece di separarsi dalle sue abitudini e vanità.”. Manuscrito 44, 1900.

Babilonia è detta <<madre delle meretrici>>. Per sue figlie devono essere intese, simbolicamente, le chiese che si attengono alle sue dottrine, alle tradizioni e che ne seguono l’esempio, sacrificando la verità e l’approvazione di Dio per contrarre un’illecita alleanza col mondo …. Esse sono cadute a motivo dello stesso desiderio che aveva determinato la rovina e la maledizione d’Israele: il desiderio d’imitare le abitudini degli empi e di corteggiare la loro amicizia… Molte chiese protestanti stanno imitando l’esempio di Roma, nella sua empia unione con <<i re della terra>> le Chiese di Stato, alleandosi con i governi temporali, altre denominazioni, cercando il favore del mondo …. Ahimè! Quale estensione ha assunto oggi, in seno ai cosiddetti seguaci di Cristo, quell’amicizia del mondo che è <<inimicizia con Dio>>! GC, p. 383 – 385.

"Sceglieremo il suggello del mondo o decideremo essere il popolo peculiare di Dio? Riceveremo un "Così dice Geova" invece di "Così dice" l'uomo? Il potere papale, l'uomo del peccato, decise che la Chiesa Cattolica Romana cambiasse la Legge di Dio. Al posto del Settimo giorno hanno battezzato e presentato al mondo a un figlio del papato, il primo giorno della settimana, per essere osservato come sacro giorno di riposo. Il mondo protestante ha ricevuto a questo figlio del papato (la domenica), lo ha cullato e gli ha tributato l'onore che Dio ha collocato sopra il Settimo giorno" TM 140.


 

 

<<L'Eterno ha messo a nudo il suo santo braccio agli occhi di tutte le nazioni; tutte le estremità della terra vedranno la salvezza del nostro DIO. Partite, partite, uscite di là, non toccate nulla d'impuro! Uscite di mezzo a lei, purificatevi, voi che portate i vasi dell'Eterno!>> Isaia 52: 10,11.

<<Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo diverso, perché quale relazione c'è tra la giustizia e l'iniquità? E quale comunione c'è tra la luce e le tenebre? E quale armonia c'è fra Cristo e Belial? O che parte ha il fedele con l'infedele? E quale accordo c'è tra il tempio di Dio e gli idoli? Poiché voi siete il tempio del Dio vivente, come Dio disse: «Io abiterò in mezzo a loro, e camminerò fra loro; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo». Perciò «uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'immondo, ed io vi accoglierò>> 2Corinti 6: 14-17.

"Molti di coloro che odono il messaggio, la maggioranza, non danno credito al solenne ammonimento. Molti saranno trovati sleali ai Comandamenti di Dio che sono una prova del carattere. I servi di Dio saranno chiamati fanatici. I ministri consiglieranno il popolo di non ascoltarli. Noè ricevette lo stesso trattamento quando lo Spirito di Dio lo spingeva a dare il messaggio, sia che gli uomini lo ascoltassero o lo disprezzassero. Quando avverrà il ritorno di Cristo sorprenderà i falsi maestri che dicono: 'pace e sicurezza' ; 'tutte le cose rimangono così sin dal principio'. Così dice la Parola ispirata: 'Verrà su di loro un'improvvisa ruina'. Testimonies to Ministers and gospel Workes, 33.

"Il potere centrale del mondo è un demonio. Il suo trono abita nel mezzo del mondo, dove si sarebbe dovuto vedere il trono di Dio. Questo potere è stato patrocinato dalla chiesa, perché la chiesa si è conformata al mondo, e sta vivendo nella trasgressione della Santa Legge di Dio.”. THIS DAY WITH GOD, pag. 28 (1900). 

“Apostasia, apostasia, apostasia! Si legge sulla facciata d’ogni chiesa. Essi se lo sapessero e se ne rendessero conto, ci potrebbe essere una speranza ma ahimè! Essi gridano: “Noi siamo ricchi, ci siamo arricchiti e non abbiamo bisogno di nulla” – E. G. White, Second Advent Library, opusc. n. 39 - GC 387
 






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